La vita a due tempi di Mirco Levorin

5 Maggio 2014 By Elena Bottin

Niente può fermare Mirco «Lepre» Levorin, nemmeno la tetraplegia: lui, il leader delle panchine di Las Vegas (sulla carta il piccolo “grande” centro di Casalserugo), il «cavallo pazzo» delle serate in compagnia, non è di certo il tipo che si arrende. Eppure c’è stato un periodo in cui pensieri foschi annebbiavano la sua mente: con un corpo infermo a causa di un incidente stradale a soli vent’anni l’eutanasia sembrava essere l’unica soluzione alle sue sofferenze. «Alternavo momenti di lucidità ad altri con allucinazioni – spiega nel libro ‘La mia vita in due tempi. La tetraplegia non ha spezzato il sorriso di Mirco’ – la testa annaspava pesantemente per il pensiero che diventava sempre più presente». Costretto all’immobilità ad eccezione del «melone», Mirco è colto «da sbalzi di pressione improvvisi, tachicardia, panico totale»: il suo stato è preoccupante, diversi malesseri lo assalgono e la solitudine gli sembra preferibile agli sguardi degli amici e parenti, velati di compassione o di imbarazzo. Eppure una piccola svolta si verifica nel 2011 all’ospedale di Sondalo, in provincia di Sondrio: accolto da volontari dell’AVO che lui stesso definisce «simpaticissimi» e da medici che lo ‘scarrozzano’ in giro per i corridoi con grande umiltà, riacquista un po’ di ottimismo.
«I primi giorni stavo seduto un paio di ore al mattino e un paio al pomeriggio – afferma Mirco – non male come inizio», l’obiettivo diventa ora «riprogrammare le giornate per non ricadere nel tunnel» depressivo degli ultimi dieci anni. Dopo una «vita movimentata, ambiziosa, adrenalinica, pazza, stravagante e libera» trascorsa tra i campetti e i bar di Casalserugo insieme agli amici, Mirco si ritrova a voler solo una «vita normale»: i suoi sogni – aprire un bar o una palestra – ce li aveva. Ce li ha tuttora. La sua ironia è disarmante, riesce a trovare il bello in ogni cosa. Come mai? Semplice, perchè come scrive nel romanzo sulla sua vita «le sfide gli piacevano tutte» e questa è la più grossa, la più terribile. «Non si può fuggire dal proprio destino, nè lo si può cambiare, si può solo essere abbastanza uomini da accettarlo – afferma – il mio consiglio è di imparare a vivere ogni momento della vita». Con l’aiuto di Doriana, volontaria AVO che lui definisce con affetto una «bella bionda», Mirco si riscopre scrittore: con un caschetto collegato al mouse è in grado di raccontarsi, di condividere la sua esperienza, nella speranza che sia «d’aiuto a chi sta passando un periodo no». Il libro si chiude con la poesia «Vivere», un inno all’esistenza consapevole.

Camilla Bottin

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