Sandro Cesaro e il signor Volpe

25 Ottobre 2013 By Elena Bottin

Il signor Sandro Cesaro è ricorso alla «lettura dell’amico», l’editor Giulio Mozzi, per arrivare a parlarci in maniera chiara di filosofia progettuale con una struttura che si può definire «frattale»: è con una quindicina di capitoletti che il Mangiare, il Bere, l’Uomo e la Donna, insomma le categorie ovvie della razionalità, diventano fini a se stesse, mosse dallo stimolo della curiosità, per indirizzarsi, attraverso l’Idea, a un pubblico composito, preso volta per volta, secondo la concezione per cui «per catturare la carpa più grossa serve il verme più gustoso», in base alle esigenze di ognuno. E’ con metafore desunte da un ambiente specialistico (caccia, pesca, progresso) che Cesaro costruisce la sua utopia, le sue «magnifiche sorti e progressive»: l’esistente viene ridiscusso continuamente attraverso una ricerca di informazioni, di fonti della felicità… ma «funziona meglio se non si partecipa attivamente», per effettuare le dovute verifiche e valutazioni è necessario un «distacco». Il libro ‘La virtù del signor Volpe’ è un trattato leggero e vago, con un andamento lineare: è il progetto ad esserne protagonista, una meditazione che si lancia a mo’ di proiettile sparato in avanti, teso a un bersaglio diverso per classificazione.
Rivolgiamo qualche domanda ora all’autore.

Come ti sei avvicinato al mondo della filosofia progettuale?
Con la filosofia è stato amore a prima vista, al liceo. Probabilmente un fatto di istinto unito ad un bravo professore. è stata anche la mia strada all’università, ben sapendo che non avrei avuto sbocchi professionali garantiti (già allora nel 1983 c’erano pochi concorsi e una lunga prospettiva di precariato nella scuola) ma mi piaceva – e mi piace – molto questa ricerca continua del sapere, questo discutere, questo cercare il principio e demolire certezze fittizie. Per la progettazione bisogna aspettare un po’. il mio primo progetto professionale è stato un corso di formazione, nel 1993, per operatori del turismo culturale. Ho progettato gli obbiettivi e i contenuti didattici, estendendo di fatto il mio lavoro di formatore di adulti oltre il mio ambito di competenza, che erano le squadre di lavoro, le tecniche di apprendimento, le tecniche di creatività applicata alla soluzione di problemi aziendali. Una giornata di formazione (otto ore, da soli, con qualcuno che si aspetta da te cose utili e pratiche) va pensata bene, altrimenti uccidi di noia la gente o non dai le nozioni che gli servono. Da lì in poi, ho progettato diverse cose. altri corsi, ditte no profit, cooperazione internazionale.
La filosofia mi ha aiutato moltissimo. Saper connettere tutto quel che serve in un disegno unico e coerente vuol dire usare molto il pensare. e pensare a come va praticato questo pensare mi ha portato fino al libro che hai visto.

Il progetto della tua vita: come l’hai pensato e come lo stai portando avanti.
Mah, un giorno dovrei seriamente mettermi a progettarla… più seriamente: ho un’etica da praticare e persone cui voler bene, e questo viene prima di tutto. poi ho un lavoro da svolgere, e qui ho sempre usato la flessibilità come criterio di progettazione. Cioè, io sono io, so fare certe cose, progetto e tento di realizzare di volta in volta attività che mi consentano di salvare etica e affetti e contemporaneamente guadagnare. Non è semplice, devo cambiare spesso, ma questa cosa della novità, del problema da risolvere mi piace molto, anche se consuma molta energia devo dire. Sono però tenacemente convinto che quello che una persona fa sul lavoro debba piacere molto a chi lo fa: sarà una persona felice, appassionata del mestiere e quindi molto produttiva, e serena a casa e con le persone cui vuol bene

I disegni sono ad opera di tuo figlio. Vuoi parlarci di come è nata la collaborazione? Ci saranno altre opere future o ritieni che questo sia stato il Libro, l’inizio e la conclusione delle riflessioni di una vita?
L’idea di mettere disegni è di Martadicarta, cui devo l’impostazione grafica del libro. ho chiesto a Jacopo, che avevo sotto mano e che sa disegnare molto bene, e gli ho lasciato mano libera su quali disegni fare. Lui ha letto il testo, mi ha fatto qualche domanda, e ha lavorato. i disegni sono volutamente a penna, non colorati, perchè più facili da stampare, ma soprattutto per la freschezza, l’immediatezza che hanno.
Ci saranno altre opere? Mah, qui c’entra il subconscio… da una parte mi sento, come hai benissimo scritto, di aver scritto “il Libro, l’inizio e la conclusione delle riflessioni di una vita” (complimenti, frase bellissima), dall’altra mi sento di aver parecchio da dire ancora. Ma su cosa, e a chi, non mi è chiaro. credo che se scriverò ancora qualcosa sarà un’altra faccenda lunga e faticosa che dovrò prendere in mano più e più volte, e che amici e familiari dovranno insistere molto per farmi terminare, così come è stato per La virtu del signor volpe. Infine, non richiesta, una spiegazione sul titolo: il signor volpe è mr Wolfe, di Pulp Fiction di Tarantino. quando si presenta alla porta di casa (l’attore è Harvey Keitel, bravissimo) e dice “Sono mr Wolfe, risolvo problemi“. Ecco, sono Sandro, risolvo problemi.

Camilla Bottin