Il Mercante di Venezia il 21 settembre a Montagnana

11 Settembre 2013 By Elena Bottin

Si prende una ‘valigia’ e si parte per Venezia: è un viaggio nel tempo ma le passioni di fondo che animano l’Uomo restano invariate. Il vostro adattamento attualizza il testo o enuclea le differenze tra l’oggi e il ‘come eravamo’?
Sorrido: è proprio quello che facciamo quando ci apprestiamo ad allestire un nuovo spettacolo. Apriamo la nostra valigia, attingiamo al bagaglio di esperienze per riadattare qualche capo, eliminarne qualche altro e riporre anche nuovi acquisti. E partiamo. E più la meta appare distante, più ci animiamo di interesse nell’approfondire, nell’avvicinarci a questi personaggi che da estranei giungono ad essere conoscenti stretti. Li amiamo, li odiamo, li comprendiamo, li giustifichiamo. E al momento opportuno raccogliamo le idee… e il tutto si trasforma, in una ricerca sistematica su soluzioni sceniche nuove e d’impatto, visivo ed emotivo. Il nostro adattamento non ha tenuto conto della questione temporale se non in modo del tutto marginale: la produzione mira a mettere in evidenza il ‘come è’ rispetto al ‘come appare’, al di fuori del tempo e dello spazio: l’amore di Bassanio per Porzia celato dall’interesse di una vita agiata, libera dai debiti, la vendetta di Shylock nei confronti di Antonio, nascosta dalla cortesia di un prestito che non richiede interessi…

Shakespeare: vi impressiona configurarvi con l’opera del Bardo? Come siete pervenuti alla scelta di questo testo? Che tipo di dinamiche privilegiate nell’analisi teatrale?
Shakespeare: ci impressiona come i suoi capolavori siano di un’attualità disarmante, di come le dinamiche di relazione tra i personaggi da lui svelate possano essere capovolte da una lettura scenica piuttosto che un’altra. Abbiamo scelto quest’opera nell’ambito di un laboratorio teatrale avanzato, organizzato dalla nostra compagnia e condotto da me al Teatro Comunale di Orgiano (VI). “Il mercante di Venezia” ha incontrato il nostro favore poichè è un testo che ben si presta ad essere interpretato secondo punti di vista diversi, non scontati: nell’analisi teatrale poniamo un occhio di riguardo al non detto, al sottinteso, al significato intrinseco che si cela dietro ad ogni battuta. Lavoriamo intensamente sulla costruzione del personaggio e sulle relazioni tra loro, attingendo anche al lavoro di Stanislavskij nella rievocazione delle proprie esperienze personali come motrici dell’azione. Stiamo sperimentando un nuovo metodo inedito, nato proprio all’interno del laboratorio avanzato che ben si presta ad accogliere nuovi input, basato sul campo morfico e sulla risonanza energetica: definirei il tutto come un esperimento sui moti dell’anima dei personaggi, che finora ha dato risultati esaltanti e che ci pone nella prospettiva di continuare ad approfondire tale nuova originale metodologia.

Sabato 21 sarete a Montagnana su invito della compagnia locale dei Sacha Tum: qual è l’augurio che pensate di rivolgere agli abitanti del borgo medievale? Che tipo di scenografia è stata predisposta per tornare con la mente alla Venezia rinascimentale?
Le nostre produzioni mirano a lasciare qualche cosa allo spettatore, che non si riduca ad un volantino raccolto distrattamente. L’augurio che rivolgiamo al pubblico che ci onorerà con la propria presenza è di portarsi via il loro personale punto di vista sulla questione, ovvero di andare oltre le apparenze, di discutere, elucubrare su chi ha ragione e chi ha torto, sulle motivazioni che stanno alla base delle scelte di Shylock di esigere una libbra di carne come penale, sul comportamento altalenante di Antonio, sulla fuga di Gessica dalla casa del padre, sul tradimento del servo Lancillotto.. La scenografia è estremamente essenziale, come nello stile delle nostre produzioni: due scale, che riproducono l’idea stilizzata di un ponte tipico veneziano e che all’uopo diventano il supporto degli scrigni su cui è indetta la lotteria per sposare la bella Porzia, addomesticata (sarà proprio così?) dalla volontà di un padre morto, o ancora il banco degli imputati su cui si dovrà consumare il delitto dell’ebreo. Una semplice composizione artistica simbolica richiama la Serenissima.

Sei una delle ‘madri fondatrici: siete una compagnia recente, ma avete all’attivo già numerose produzioni. Come è nato questo progetto e quali sono i propositi per il futuro?
La forza della nostra compagnia è il senso di appartenenza: si accede allo staff artistico del gruppo dopo aver frequentato la formazione nella nostra scuola. Questo perchè la metodologia usata sia nei miei corsi che nella regia mira a responsabilizzare il singolo come parte del gruppo, ad essere protagonista dello spettacolo anche nelle decisioni riguardanti la scelta del personaggio, l’interpretazione, l’intero allestimento scenico. Tutto questo è possibile solamente se alla base vi è un percorso di questo tipo, se si ama questo modo di far teatro, se si sposa l’ideologia, se si guarda nella medesima direzione. Abbiamo all’attivo diverse produzioni, in cui abbiamo voluto dar vita a differenti linguaggi teatrali: dal viaggio al giallo, dalla commedia brillante al teatro civile. Ci siamo dedicati ad allestimenti per l’infanzia, con un occhio di riguardo alla promozione della lettura e al rispetto dell’ambiente, privilegiando materiali di riciclo reinventati, che possono facilmente essere riprodotti dai piccoli artisti in erba. Per il futuro stiamo accarezzando varie ipotesi; sicuramente il progetto di Teatro Itinerante, che ci ha visti coinvolti con altre quattro compagnie tra cui i Sacha Tum, continuerà e siamo soddisfatti oltre che lieti di farne parte. Oltre all’impegno nella formazione, allargata anche in comuni limitrofi e nelle scuole, sicuramente ci sarà una nuova produzione per il 2014. Tra le nostre intenzioni c’è l’idea di unire due grandi passioni che accomunano la maggior parte di noi, ovvero la recitazione e le pratiche sciamaniche. Sentiamo di avere a disposizione uno strumento di divulgazione sociale estremamente potente, capace di comunicare direttamente all’anima degli spettatori: il teatro, un grande atto sciamanico.

Qualche accenno alla trama
In una Venezia al di là del tempo e dello spazio, Bassanio, per poter corteggiare degnamente Porzia, chiede un prestito al fidato Antonio. Quest’ultimo, pur di venire incontro alle necessità dell’amico, ottiene del denaro dal vecchio Shylock, un ebreo bollato da usuraio, in cambio di una bizzarra e inquietante proposta.
I rapporti tra i due, già incrinati, degenereranno sullo sfondo di fughe d’amore, incontri e scontri famigliari, pettegolezzi della gente
comune…
Con
Daniela Alessi, Diana Argento, Irene Cappellotto, Silvia Cichellero, Matteo Pozza, Anna Loro, Alessia Loro, Luigi Valente, Sebastiano Bertola e Raffaella Dalla Rosa

Camilla Bottin

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