Notturni d’arte nel Palazzo della Ragione

28 Agosto 2013 By Elena Bottin

Visto l’incredibile successo di pubblico che ha ottenuto la proposta del ‘martedì’ dei ‘Notturni d’arte’, con la visita ai sotterranei di Palazzo della Ragione unita alla contemplazione dei manufatti della civiltà fiorita durante il primo millennio a.C. nel corso della mostra ‘Venetkens. Viaggio nella terra dei Veneti antichi, l’Assessorato alla Cultura ha inserito nel ‘cartellone’ una serata aggiuntiva, prevista per il 3 settembre, affinché ci siano nuove possibilità di conoscenza del patrimonio storico della città patavina. L’ultimo appuntamento ‘ordinario’, che si è svolto martedì 27 agosto, con il tutto esaurito ancora cinque giorni prima dell’ingresso, ha voluto soddisfare in maniera intima l’obiettivo della rassegna, portando gli agguerriti visitatori alla scoperta della Padova antica. Il viaggio nell’umidità dei sotterranei, dalla durata di un quarto d’ora, a gruppi che vanno e vengono, inizia con una discesa, proprio in prossimità delle botteghe alimentari: una scala conduce alle due gallerie longitudinali e a quella trasversale, si è in prossimità del ‘cantinone’.
Non esiste più il Palazzo della Ragione della superficie, quella struttura costruita nel 1218 affinché diventasse la sede dei tribunali cittadini, ma solo un passato antecedente al XIII secolo, con la scoperta, piuttosto recente, tra il 1991 e il 1992, della ‘città sotto terra’, con resti di abitazioni medievali (case-torri, caseforti) mescolate a laterizi di origine romana, con il rimestamento, nella costruzione, di mattoni dei secoli bui uniti a quelli regolari e standard dell’antico impero romano. La Storia si mescola, si stratifica, Roma e l’anno Mille convivono, si passeggia lungo passerelle di ferro per viaggiare da un secolo all’altro, fino alla visione, sul fondo della galleria, di un’antica casa romana con mosaico a tessere bianche e nere, con il tetto crollato e i resti di tegole e coppi sul pavimento. Si abbassa la testa per scendere ancora si più, la guida conduce, visita per visita, all’interno di una cella delle Antiche Galere: una muratura irregolare per quella che era una stanza adibita alla reclusione dei processati in attesa della sentenza, accessibile tramite una porta e tramite un condotto per cui si poteva calare dall’alto i commercianti che imbrogliavano sulle misure, sollevati per 3-4 metri e poi lasciati cadere in ‘gattabuia’. Si ritorna al piano nobile, sotto il soffitto a forma di carena di nave: un nuovo viaggio attende i visitatori e stavolta l’arco temporale arriva fino al III secolo a.C., anno della contaminazione romana. Il Salone, affrescato da Giotto e in seguito da Pietro d’Abano, ospita per qualche mese ancora la mostra sui Veneti antichi, sui progenitori patavini: in un itinerario che va dalla ‘città dei vivi’ alla ‘città dei morti’, le necropoli, segnato dall’attraversamento di uno spazio buio, a dorso di cavallo, animale inseparabile, i visitatori si trovano confinati tra il Po e il Tagliamento, in quell’area di espansione della civiltà veneta. Tra la lavorazione del bronzo (mirabile la situla Benvenuti) e la pratica della scrittura, con evidenti influenze etrusche, il percorso espositivo si snoda con grande curiosità dei presenti che seguono con attenzione la guida fino al ‘cavallo di Donatello’, all’ombra delle figure della dolce e del drago, antiche sedi dei tribunali cittadini. Una mostra da vivere, con proiezioni olografiche e filmati di ricostruzione, imperdibile.

Camilla Bottin

venetkens