Le trattative per l’armistizio del 3 novembre 1918 a Villa Giusti: un piccolo giallo
6 Agosto 2017Nel pomeriggio del 31 ottobre 1918 alcune automobili trasportarono un gruppo di alti ufficiali dell’Impero austro-ungarico, che formavano la Commissione d’armistizio designata dal Comando Supremo Imperiale, a Villa Giusti. Giunsero alla villa nel tardo pomeriggio dopo un viaggio avventuroso dalla linea del fronte, che si snodava attorno ad Avio, poco a sud di Rovereto, funestato anche da una foratura a uno pneumatico a cui si pose rimedio con notevole difficoltà.
L’ospitalità offerta ai plenipotenziari nella villa avrebbe dovuto essere coperta da totale riservatezza se non da segreto militare, per evitare che notizie di qualche genere sullo svolgimento delle trattative potessero influenzare in un modo o nell’altro l’opinione pubblica a Padova e in Italia, suscitando facili entusiasmi o cocenti delusioni, entrambi molto nocivi in una fase così delicata.
Tuttavia, qualcosa non andò per il verso giusto.
La riservatezza non funzionò nemmeno nella fase finale delle trattative. Al momento della firma dell’armistizio nella sala al primo piano, forse per un qualche affrettato movimento di militari di servizio, di ufficiali al seguito delle commissioni o del fittizio “personale privato di servizio”, un alpino di guardia in giardino, avendo compreso che la fine delle ostilità era ormai arrivata, nell’entusiasmo si arrampicò su un albero e issò una grande bandiera italiana (ancora conservata in una teca nella “sala dell’Armistizio”). Questo insolito sventolio fu notato dal parroco della chiesa di Santa Maria di Mandria, a poco più di trecento metri dalla villa, che immediatamente iniziò a suonare le campane a distesa. In pochi minuti, tutti i campanili della città suonavano anch’essi e già alla sera una enorme folla si riversava nelle strade e in Prato della Valle per festeggiare la fine della terribile guerra.