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Sabato 5 ottobre   
Sugarpulp e i giovani italiani da classifica

Sugarpulp e i giovani italiani da classifica


In occasione del Sugarpulp Festival, incontro con Marcello Simoni, Francesca Bertazzo e Giuliano Pasini che ci svelano i segreti su come si scrive un bestseller.


Sabato 5 ottobre alle ore 11 nella Sala Teatro del Centro Culturale Altinate/San Gaetano si è parlato di giovani italiani da classifica: chi sono? Secondo Matteo Strukul, cofondatore del movimento Sugarpulp e moderatore dell’incontro, possono a pieno merito rientrare in questa categoria Francesca Bertazzo, Marcello Simoni e Giuliano Pasini. «Grazie Matteo – scherza Pasini – è da anni che nessuno mi dà del giovane». A minimo comune multiplo possiamo imputare alle loro esperienze editoriali un successo incredibile, con più di 18.000 copie vendute e numerose traduzioni all’estero, la piena dimostrazione che «nonostante la crisi c’è un pubblico che ha fame di voci nuove». Francesca Bertazzo, autrice de ‘La belva’, con i suoi scorci rapidi suddivisi in capitoli veloci, ricorda il Don Winslow de ‘Le belve’: il suo rapporto con la provincia italiana ci dà l’opportunità di «entrare in luoghi esposti all’incursione di qualsiasi male in grado di predarli». Dalla provincia abruzzese alle Dolomiti, passando per Torino, «città sfuggente sullo sfondo», Francesca ha «insinuato delle ombre nelle vie strette della porta accanto». Come ne ‘La paura’, la provincia può diventare «un gioco di specchi» fino a trasformarsi nel «tamburo enorme di un revolver fumante». Al posto dei soliti quattro ragazzini, sul modello di ‘Stand by me’ di Stephen King, Francesca sceglie quattro ragazzine, di età simile e con ruoli ben definiti, nell’estate dei primi baci, delle prime fughe d’amore: è un mix tra ‘Cujo’ e ‘Stand by me’, passando la giornata sulle rive di un ruscello scorgono il corpo di un ragazzino sbranato da morsi atroci. «Qui si apre la domanda – spiega Francesca – su chi o che cosa sia la belva, potrebbe essere chiunque. Per i personaggi femminili mi sono invece ispirata alle cugine e a mia sorella con cui sono cresciuta insieme, mi sono divertita a fondere nel romanzo alcuni ricordi della mia infanzia». Come Tim Willocks, Marcello Simoni ricorre a un’isola, per la precisione l’Isola d’Elba, sfruttandone la posizione geografica e il periodo storico. «Ero d’accordo con l’editore per un nuovo romanzo medievale – spiega Marcello – ma durante il tour promozionale sull’Isola d’Elba nell’estate del 2012 mi sono innamorato del luogo e ho iniziato a pensare come fosse cinque-seicento anni prima, quando le sue coste erano infestate dai pirati». Ambientato nel 1500, il romanzo si serve di «puntelli storici» (battaglie navali, conquiste) e ha un taglio narrativo che ricorda le contemporanee serie tv: per la precisione è un romanzo d’appendice che ha come protagonista non tanto l’uomo ma la Storia. «Dovevo scrivere cinquanta pagine in quindici giorni – continua Marcello – e consegnarle all’editore che entro dieci giorni le avrebbe fatte uscire in formato digitale. Si concludevano sempre con un momento clou e solo il mese dopo si poteva sapere qualcosa di più: la stranezza era che nemmeno io sapevo come sarebbe andata a finire!». Per concludere Giuliano Pasini, con la sua filosofia ‘beati gli ultimi’, pone un’attenzione straordinaria sulle vittime: il concetto che anima l’intero romanzo è quello dello straniero inteso non tanto come ospite ma come barbaro, come persona non gradita. «Come Francesca – spiega Giuliano – anch’io mi servo della provincia, per la precisione di quella trevigiana, il mio romanzo è ambientato in un paesino ridotto all’osso che intorno a sé ha un mare di viti. A scomparire sono delle giovani donne, una storia che ho dovuto far ‘macerare’ dentro di me e che mi ha lasciato un po’ spiazzato». Servendosi di alcune note personali, come le paure per la gravidanza della moglie, Giuliano scava dentro il concetto di pietas, facendo attenzione alle caratteristiche delle persone: «mi sono sentito molto vicino alle vittime – continua l’autore – soprattutto ai bambini, concetto estremo della femminilità».

Camilla Bottin

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