IL
PARCO REGIONALE DEI COLLI EUGANEI
Il Parco regionale dei Colli Euganei, circa 20.000 ettari di superficie, é stato
istituito nel 1989 identificando unarea di grande interesse geomorfologico,
caratterizzata da colli di origine vulcanica formatisi circa 35 milioni
di anni fa (Oligocene). Il Monte Venda, con i suoi 601 m slm, é il
più alto della formazione.
Il Parco, abitato dalluomo fin dal paleolitico inferiore, racchiude
interessanti siti archeologici,musei naturalistici ed etnografici. Al
suo interno si collocano 15 comuni che uniscono al pregio ambientale
le suggestioni di fortificazioni medioevali, antichi borghi in pietra,
ville venete, giardini storici, eremi e monasteri avvolti nella quiete
di pregiati vigneti. Le aree boschive sono dominate da ampie zone a macchia
meditteranea, castagneti e querceti. Sono oltre 200 i sentieri che ne
formano la rete esplorativa, 20 dei quali accatastati dallEnte
Parco e dotati di adeguata segnaletica per escursioni a piedi o in bicicletta.
Eccellenti la ricettività alberghiera e la ristorazione.
info@parcocollieuganei.com www.parcocollieuganei.com
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IL
SENTIERO DEL MONTE ROSSO
Percorso: giro
del Monte Rosso
Partenza: Via Circuito Monte Rosso
Lunghezza: 1600 metri percorso lungo, 1300 metri
percorso breve.
Dislivello: 155 metri.
Grado di difficolta': medio.
E' percorribile da persone di qualsiasi
eta', dotate di abbigliamento idoneo
e calzature di tipo escursionistico.
Bisogna prestare attenzione in prossimita'
del bordo cava.
Tempo medio di percorrenza: 1,5
ore.
Stagione più' favorevole:
la primavera per la fioritura del
sottobosco, l'autunno per i colori
e la luce, l'estate per l'ombra ristoratrice,
l'inverno per le particolari suggestioni. |
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Il
Monte Rosso si erge isolato dal corpo principale euganeo,
simile a un'isola nella pianura. Nel Pliocene la zona
era un immenso golfo delimitato da Alpi e Appennini
da cui i coni vulcanici emergevano formando un minuscolo
arcipelago. Nel Quaternario il fondale marino ha subito
un graduale abbassamento ed e' stato colmato prima
da sedimenti marini, quindi da materiali detritici
alluvionali trasportati dai corsi d'acqua fino a formare
l'attuale pianura.
Questo colle ha una struttura geologica molto semplice essendo
formato da trachiti alcaline parzialmente ricoperte di depositi
quaternari e si presenta con la classica conformazione a cono.
Tra i depositi quaternari particolarmente interessante e' una
torbiera alla base delle pendici orientali, all'interno della
quale sono stati ritrovati i resti di un bue a corna corte (Bos
brachyceros, Rutimeyer) di epoca olocenica.
Dopo una breve sosta per osservare "Villa Bembiana" e il suo
parco monumentale, si segue per un tratto il muro di cinta della
Villa stessa, ombreggiato da un filare di platani e carpini.
Quindi si prende a sinistra via Circuito Monterosso da cui, dopo
circa 150 metri, si diparte verso il monte, una pista forestale
chiusa da una sbarra in legno. In questo primo tratto il bosco
e' caratterizzato dalla presenza di un ceduo di robinia di eta'
diversa, indice dell'intenso sfruttamento di questa specie da
parte dell'uomo. Tutti i terreni fino a poche decine d'anni fa
erano vocati alla coltura agricola ed aancora adesso e' possibile
scorgere nell'intrico della vegetazione la trama degli antichi
terrazzamenti che, strappando alla competizione del bosco lembi
di terreno, consentivano la coltivazione della vite, dei cereali
o dei prodotti dell'orto. Abbandonati al mutare delle condizioni
socio-economiche sono stati invasi dalla robinia, specie estremamente
ggressiva e competitiva che ha soppiantato la rovere, il carpini
bianco e l'orniello ecologicamente più esigenti.
La presenza non disturba le coltivazioni e consente
di ricavare abbondante legname da ardere.
Proseguendo lungo la pista si
notano frequenti affioramenti trachitici, fino a quando non
si inizia a scorgere la parete di una cava dismessa che ha
profondamente inciso il versante orientale del monte. Alla
fine della pista, in corrispondenza di una piazzola dove
e' stata realizzata, a scopo di protezione una recinzione
in pali di castagno, il sentiero inizia rapidamente a salire lungo una linea
di compluvio scavata nella roccia. Sulla desta un elegante esemplare di leccio
si stacca isolato testimone della diversa composizione dei boschi primigeni
rispetto agli attuali dominati dall'uomo.
Al termine della salita si giunge a un incrocio: a destra il sentiero prosegue
verso il bordo cava dove, sotto un rovere di grosse dimensioni, si apre una
grotta non accessibile al pubblico. Da qui con una piccola deviazione si
raggiunge un punto panoramico da cui osservare, attraverso la vegetazione,
l'antico reticolo di bonifica. In questa zona e' necessario prestare molta
attenzione al bordo cava, anche se in alcuni tratti risulta recintato per
motivi di sicurezza. Tornati all'incrocio il sentiero principale continua
lungo una vecchia pista forestale che sale in cresta attraversando un bosco
di castagno molto invecchiato. L'abbandono di questa parte di bosco da parte
dell'uomo e' coinciso con gli elevati costi degli interventi selvicolturali.
Attualmante si presenta come un ceduo in evoluzione naturale verso la fustaia,
con problemi di natura fitopatologica (cancro corticale) che ne condizionano
la futura sopravvivenza all'interno di un consorzio misto di rovere.
Giunti
in corrispondenza della cima dove si apre una bella
radur da cui lo sguardo abbraccia il "golfo" di Praglia,
delimitato dai Monti delle Are, Lonzina, e Boscalbo',
il sentiero inizia a scendere lungo la strada a tornanti
che un tempo conduceva a Villa Bembiana. Superato il
bivio con una pista che consente la variante più'
breve del percorso, il sentiero continua a scendere
sempre tenendosi in prossimita' della cresta in direzione
sud. In quesro tratto la vegetazione presenta le caratteristiche
tipiche del bosco termofilo con presenza li leccio,
orniello, roverella, bagolaro e acero campestre. A
un certo punto, in corrispondenza di un tornante, si
lascia la pista e si prosegue lungo uno stretto sentiero
che ripidamente torna al punto di partenza in via Circuito
Monte Rosso.
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L'ABBAZIA
DI SANTA MARIA DI PRAGLIA
Sorta ai piedi del Monte Lonzina oresso l'antichissima strada
che da Padova conduce a
Este, deriva il suo nome dal toponimo "Pratalea" che significa
localita' tenuta a prari, indice di un'azienda di bonifica cui
va ricondotta la messa a coltura dell'area impaludata durante
l'alto medioevo. Gia' alla fine del XII secolo i beni dell'Abbazia
si estendevano da Galzignano, attraverso Boccon e Rovolon, sino
a Teolo e di qui a Montemerlo, Montecchia, Abano e Torreglia.
Fondata tra la fine del secolo XI e i primi anni del XII da una
comunita' benedettina, raggiunge nel Cinquecento il massimo splendore:
rinascimentale e' infatti lo stile architettonico dominante,
fatta eccezzione per il campanile medioevale appartenente al
complesso d'origine.
Oltre per la storia, l'arte e l'architettura, Praglia e' nota
in tutto il mondo per il laboratorio di restauro di codici e
carte della cultura antica, sia ecclesiastica che civile. |
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CANCRO
CORTICALE DEL CASTAGNO
Passeggiando all'interno di
un qualsiasi bosco di castagno si è colpiti dall'aspetto sofferente delle
piante che presentano la chioma disseccata e spesso sono morte in piedi.
Comparsa in Italia verso il 1938, probabilmente introdotta all'epoca della
prima guerra mondiale tramite le cassette di legno provenienti dall'America,
questa malattia, denominata "cancro
corticle", e' causata da un fungo patogeno (Endothia parasitica). In breve
tempo si e' diffus all'interno dei boschi di castagno dove e' possibile osservare
la tipica sintomatologia che anche all'occhio inesperto appare in tutta la
sua gravita'. Sugli organi legnosi si formano aree a contorno irregolare
di colore rossastro che con il progredire dell'infezione circondano il ramo
o il pollone, fessurndosi longitudinalmente. In questa fase il ramo dissecca
e muore al di sopra del punto di infezione. La pianta pur compromessa comunque
non muore, pertanto al momento attuale, non essendo stato trovato nessun
tipo di cura, l'unico intervento possibile risulta quello selvicolturale
consistente nel taglio dei soggetti arborei che ricacciano nuovi polloni
più' vigorosi. |
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NOTE
SUL PERCORSO
Questo sentiero, recuperato dal Servizio Forestale
Regionale nel corso del 1998 grazie ai finenziamenti
dell'Rnte Parco dei Colli Euganei, ha inizio
da via Circuito Monte Rosso. Sale in quota fino
alla cima per poi ridiscendere al punto di partenza
con possibilita' di una variante. Il percorso
si snoda interamente all'interno di interessanti
formazioni boscate tipiche dell'ambiente euganeo,
che presentano sopratutto in corrispondenza del
crinale caratteristiche selvicolturali che ne
fanno presagire un'evoluzione verso il bosco
misto di rovere.
- Quest'area risulta particolarmente significativa per la sua posizione
geografica di accesso alla zona nord orientale del Parco Colli Euganei
e soprattutto per la sua vicinanza con il bacino termale di Abano al
quale risulta collegata anche mediante pista ciclabile. Offre inoltre
interessanti collegamenti con i territori circostanti e le loro ricchezze
architettoniche.
- Da sottolinere gli interessanti ritrovamenti archeologici riferibili
a un arco cronologico che va dalla media eta' del bronzo all'inizio
dell'eta' del ferro (secoli XVII - IX a.C.).
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