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                                                                               Padovando  -  mente


a cura di dott. Pier Paolo Bottin e dott. Antonia Murgo.


Centro Studi e Ricerche Aponense
Calle Pace 57, Abano Terme (PD) Tel. 049 812127

Presentazione


I nostri obiettivi
Perseguiamo il miglioramento delle condizioni di vita degli individui, nella psiche, nella sfera degli affetti e delle emozioni, nello sviluppo delle capacità cognitive.

Cos’è Il Centro Studi e Ricerche Aponense?
Il CSRA è un ente no profit che si occupa prevalentemente della persona, del suo benessere psicofisico, della sua crescita, della sua integrazione, dell’accrescimento delle sue risorse e delle sue abilità.

In che modo intende farlo?
Attraverso le più moderne tecniche e le più avanzate tecnologie, alcune non ancora presenti sul mercato.

A chi si rivolge?
Ai propri iscritti all’albo dell’associazione, liberi cittadini privati e alle loro famiglie.

Perché?
Perché ci sembra giusto colmare un’esigenza formativa che di solito è soddisfatta in grosse aziende orientate al consumo ed al profitto, mentre il privato cittadino, isolato, non è in grado solitamente di potersi permettere strumenti così potenti e costosi atti ad un miglioramento qualitativo di vita.

Chi sono gli operatori del CSRA?
Seri professionisti di comprovata esperienza e formazione: figure che vanno dal pedagogista all’andragogista, dal formatore all’educatore, dallo psicologo al medico, dal filosofo al sociologo, dallo sperimentatore al clinico.

Chi può rivolgersi al Centro Studi e Ricerche Aponense?
Tutti: adulti che desiderano acquisire nuove capacità, adolescenti che vogliono superare problemi di crescita, persone che vogliono vincere il malessere esistenziale, coppie con problemi di comunicazione o di realizzazione di progetto esistenziale, famiglie che intendono riprogettarsi, persone che intendono scegliere altri stili di vita, realizzarsi.

Il Centro Studi e Ricerche Aponense proponefra i suoi servizi :

Il servizio di Counseling Psicopedagogico.
Si tratta di una piccola serie di consulenze volte a risolvere problemi di adattamento a situazioni di vita: nella famiglia, nel lavoro, nella coppia, nelle abitudini e negli atteggiamenti, nella crescita, nella gestione dello stress. Il taglio è del tipo partecipativo e cioè coinvolge operatore ed assistito con il suo vissuto, le sue convinzioni, le sue sensazioni.

Pier Paolo Bottin, due lauree e un diploma universitario, pedagogista, educatore, esperto dei processi formativi, ricerca e sviluppo delle risorse umane. É il presidente del Centro Studi e Ricerche Aponense. Si occupa di formazione, educazione nel miglioramento esistenziale, sviluppo dei talenti, comunicazione e relazione. Nella ricerca si occupa di nuove tecniche e tecnologie eco sostenibili per l’uomo. Esperto di ergonomia cognitiva, progetta e realizza componenti hardware per utilizzo in ambienti virtuali.

Antonia Murgo: Psicologa psicoterapeuta iscritta nell'elenco degli psicoterapeuti. Specializzazione quadriennale in Psicosomatica dell'Istituto Riza di Milano.
Trattamento delle diverse forme del disagio psichico. Esperta dei disturbi alimentari (anoressia, bulimia, obesità) Tiene corsi sull'arte di comunicare e la meditazione corporea. Esperta di tecniche di distensione immaginativa  e rilassamento per imparare a riconoscere e superare l'ansia la depressione e gli attacchi di panico.

La vacanza: andata e ritorno

Partire è un pò come morire ... cosi cita un vecchio detto, in effetti il modo migliore per iniziare un viaggio è di partire... senza se stessi.
Il viaggio presuppone la capacità di accettare di perdere i soliti punti di riferimento,chiede di guardare al nuovo,ci chiede di lasciare a casa le abitudini consolidate, insomma ci invita ad incontrare l'ignoto,l'imprevisto.
Senza tutto questo, il viaggio non è più tale ma diventa quel prodotto, ben confezionato, che siamo abituati ad acquistare nelle agenzie dove tutto è compreso anche "l'avventura e l'imprevisto".
Ma se ci spingiamo fuori dai confini del solito mondo, che tutto l'anno percorriamo, è perchè una parte di noi ben comprende e coglie l'esigenza e il bisogno di rinnovamento che, in qualche modo,oscuro e confuso, sappiamo appartenere ad un cammino da percorrere fuori di noi e lontano dai luoghi conosciuti, in analogia a quei luoghi lontani ed impraticati che abitano dentro di noi.
Nel viaggio risiede la saggezza antica, appartenuta ad ogni essere umano che osava spingersi lontano, verso l'ignoto.
In quel luogo sconosciuto il viaggiatore intuiva esserci la propria sopravvivenza,  la possibilità della vita di rinnovare se stessa proprio come una nascita.
Ben lo sapevano i pellegrini di tutti i tempi, nei loro interminabili e faticosi pellegrinaggi, dove la meta non era il fine ultimo del loro procedere.
Il viaggio quindi come metafora della vita, che ci invita ad abbandonare quello che siamo, per andare sconosciuti a noi stessi incontro a quell'ignoto che abbiamo dentro perchè moderni Ulisse,la vita ci possa poi ricondurre incolumi ad Itaca.
Il viaggio è un invito a perdersi , se non siamo disposti a partire per lasciare morire quella parte vecchia di noi, allora avremmo cambiato solo luogo geografico tenendoci ben stretto un bagaglio inutile che ci farà tornare a casa più stanchi ed affaticati di prima della partenza, pieni di inutili ricordi da esibire come trofei, ma che hanno lasciato intatto il nostro sguardo.
Il viaggio ci chiede di stringere un patto con il mondo rinnovando la fiducia in noi stessi nella nostra capacità di trasformarci.
E allora se ci va di cogliere la sfida che ogni partenza ci lancia, cominciamo
a predisporci al cammino da compiere iniziando dai preparativi.
Il bagaglio dovrà essere leggero ed essenziale,portiamo con noi poco, se dovessimo avere bisogno di altro lo acquisteremo nel paese che andiamo a visitare. Utilizziamo gli abiti usati dalle popolazioni locali facciamo come fanno i bambini che possiedono il gusto del travestimento, del gioco, proviamo ad appartenere a quel luogo come se da  sempre lo abitassimo, avviciniamoci ai sapori e ai profumi inediti e un pò alla volta scopriremmo di noi qualcosa di assolutamente sconosciuto ma talmente vitale da permetterci di tornare a casa senza l'inutile e dannoso strascico di ansie e depressioni che sempre più spesso ci attendono al ritorno da rassicuranti ma sempre più difficili vacanze!

 

Che giornatina hai? Biomechanics 2 (P.Paolo Bottin)

Esistono diversi tipi di stress ma prima di tutto vediamo cos’è.
Lo stress è un termine che proviene dall’ingegneria delle costruzioni di più di un secolo fa. Per esaminare e collaudare i ponti che nelle grandi città come New York o San Francisco si sottoponevano le strutture ad un lavoro sovradimensionato per verificarne la tenuta e la portata. Successivamente si scoprì che ciò non era sufficiente. Queste grandi strutture ora dovevano fare i conti con altre insidie: i venti e le onde di risonanza che potevano farli vibrare vistosamente come una corda di violino. Si può capire che all’inizio dell’epoca di Eiffel e delle grandi costruzioni molti furono i ponti a cadere giù per forza o per scelta. Successivamente anche l’ingegneria meccanica trasse vantaggio da queste esperienze.
Ma perché ho voluto introdurre questi cenni di storia di scienza delle costruzioni? Per fare un quanto mai calzante paragone tra macchina e uomo come apparato bio meccanico. L’uomo da un punto di vista oggettivo è una macchina meravigliosa, capace di grandi performance, di superarsi in molti records, di autoripararsi, ma, come tutte le macchine di incepparsi o come i ponti di collassare. Nelle normali condizioni lo stress è normale? Sì, dove c’è lavoro di qualunque tipo c’è stress che per l’uomo si estende anche al suo cervello ed al suo sistema psichico. Verrebbe spontaneo dire: come combattere allora tutto questo stress? Ma non è vero che tutto lo stress fa male, c’è uno stress cattivo ed uno buono. Quello cattivo, che deteriora e che inibisce alcune importanti funzioni organiche (a volte vitali), si chiama comunemente distress. Lo riconosciamo quando la sovraproduzione di adrenalina ci fa sentire quel tipico sapore amaro in bocca, quando dormiamo poco e male, quando siamo inspiegabilmente irascibili o tristi. Pur essendo creature coscienti in cima alla scala evolutiva dobbiamo fare i conti sempre con le leggi della fisica.
Lo stress positivo lo chiamiamo eustress. Continuando con le macchine, lo stress positivo lo si provoca per esempio con il rodaggio, il corretto utilizzo di impiego che ne sortisce la lubrificazione e la standardizzazione delle prestazioni. Ed in noi lo srtess positivo che effetti suscita? Entusiasmo, motivazione, gratificazione, appagamento, senso di potenza. Ma allora perché non vivere sempre in questo stato di grazia? Perché la vita è fatta di veglia e di riposo, di allegria e di noia, di gioia e di tristezza. Abbiamo i nostri ritmi, non dobbiamo forzarli.
Nonostante tutto c’è chi tende a vivere sotto l’effetto dell’eustress ma è una forma di dipendenza, quindi rientra nell’elenco delle patologie. Bisogna porre molta attenzione anche a questo aspetto perché il comportamento da dipendenza è a rischio per la salute. Quindi sembra che il comportamento abbia un importantissimo ruolo nella gestione dello stress, proprio in quanto dove c’è vita c’è stress. Provocare un comportamento razionale e disciplinato basato sulla rinuncia però non è molto efficace perché può generare frustrazione e quindi ulteriore stress negativo. Può venirci in aiuto allora un’azione educativa, condotta da un professionista che utilizzi strumenti in grado di sucitare spinte motivazionali e di autorealizzazione, oppure di lavorare sui talenti dell’individuo o sull’organizzazione delle risorse. L’educatore in sostanza si occuperebbe di riorganizzare la persona perché sia più efficace, riposata e felice.
Fermiamoci dunque un attimo ed analizziamo il nostro grado di stress: Siamo stanchi? Irritabili? Abbiamo sempre fame? Abbiamo una brutta giornata?
E tu che giornatina hai?



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