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                                                                               Padovando -  intervista

Breve chiacchierata con Massimiliano “Macho” Griggio, fondatore insieme a Paolo “DifreDifrenna, della storica band patavina Fruttetiriarsi. ( di Francesco Fabbri)

 
Ci racconti la storia dei Fruttetiriarsi e la loro evoluzione?

Con il nome Fruttetiriarsi ci siamo formati nel 1989 per soddisfare una delle nostre principali esigenze: dare sfogo a tutta la nostra rabbia.

Cio’ che ha caratterizzato maggiormente questo progetto musicale e’ stato lo spirito punk anarcoide che ci ha sempre contraddistinti.

Sul finire degli anni ’80 la rabbia del sottoproletariato urbano  ­­– la nostra rabbia ed il nostro ceto sociale –  il nascere dei centri sociali, l’edonismo reganiano, lo yuppismo, ecc. Hanno fatto da  substrato ad un humus creativo senza paragoni. Figli della nostra epoca, senza scelte, se non quella di lasciarsi morire, consapevoli dell’impossibilita’ di un futuro, all’interno di una logica neoliberista, percepivamo l’istanza iconoclasta di distruggere e sovvertire tutto per ricreare, dalle ceneri, un mondo diverso. La musica e’ stata allo stesso tempo salvezza e morte. 4 dischi sfornati con budget impensabili per l’industria discografica (veramente quattro soldi) e registrati in tempi da record: la semplice istantanea di un periodo. Centinaia di concerti indimenticabili, decine di nuovi amici, amori clandestini e meravigliosi ricordi di notti senza fine.


Avete mai suonato all'estero?

Con i Fruttetiriarsi abbiamo suonato una volta in Svizzera in un pub per motociclisti alle quattro di domenica pomeriggio. Un’esperienza indimenticabile: un inferno di ubriachi metallari urlanti.


Ci racconti qualche aneddoto?

Forse uno dei momenti umanamente piu’ significativi e’ stato la vendita della moto da parte del nostro batterista per pagare il primo disco. Poi la paletta della chitarra di Difre spezzata da me erroneamente mentre smontavamo, con tanto di lacrime e disperazione per il fatto che Difre e’ convinto che le chitarre, in quanto legno, siano dotate di anima propria capace di donare a chi le suona qualcosa che nemmeno lui e’ in grado di spiegare. E poi…altri momenti e ancora…


Come si evolvono i Fruttetiriarsi verso sonorità industrial e perchè la scelta di cambiare il nome in Frukteti?

In realta’ non e’ stata una scelta particolarmente sofferta. Era da un po’ che ci stavamo occupando di ricerche sonore all’interno della forma canzone e pertanto il percorso ha seguito il suo flusso naturale. Abbiamo iniziato a cantare in inglese tralasciando l’italiano, che comunque aveva raggiunto un suo compiuto significato, ed il cambio del moniker e’ stata la naturale conseguenza. Se aggiungiamo poi le leggere pressioni della casa discografica e del manager che avevamo ecco fatto: Frukteti.


Oltre che come band eravate molto attivi anche nella promozione di altre bands locali: cosa ci racconti della Mass e della Fuxia?

La Mass e la Fuxia sono state due esperienze associazionistiche che mi hanno insegnato molto e attraverso le quali ho ampliato la mia professionalita’ nell’organizzazione di eventi. Ho capito che la diplomazia e’ tutto, che la politica e’ decisiva nella scelta di un progetto, che le vanita’ artistiche limitano l’opera collettiva e tante altre meravigliose cose…


Come mai avete deciso di sciogliervi?

Per quanto riguarda lo scioglimento dei Frukteti posso solo dire che i tempi erano maturi per una svolta radicale. Avevamo voglia di suonare altra musica e di vestirci in modo diverso.


So che qualche anno fa ti eri candidato a sindaco di Padova: come è stata come esperienza?

Non mi sono candidato come sindaco bensi’ per il consiglio di quartiere. Non ho ancora l’ esperienza per una carica cosi’ impegnativa e momentaneamente non credo comunque di essere all’altezza. Con il tempo probabilmente riusciro’ a tenermi la lingua fra i denti e allora forse saro’ pronto per un ruolo di questa levatura. Resta comunque sempre vivo il mio interesse verso la politica come azione di cambiamento: il mondo si divide semplicisticamente in conservatori e progressisti e non sempre gli ultimi stanno a sinistra. Ultimamente ho delle serie riserve nel sentirmi rappresentato da qualsiasi sinistra italiana e, nonostante veda improbabile il mio passaggio a destra, credo che le sinistre debbano svincolarsi radicalmente da un certo buonismo filocattolico che inevitabilmente limita un agire democratico  e progressista. Si deve avere il coraggio di non essere accettati: non e’ possibile allearsi con tutto e tutti. Probabilmente non e’ ancora matura una coscienza sociale che vede nel progressismo radicale la vera svolta per una politica piu’ equa.


Dopo lo scioglimento dei Frukteti ognuno è andato per la sua strada?

Magari!!! Li ho sempre tutti sul groppone. Nel 2002 quando abbiamo deciso di scioglierci ci siamo trovati di fronte ad un bivio: scegliere la novita’ o rinunciarvi. Si sono formati due rami ben distinti: da una parte una nuova band i Crying Orchards con la quale ci siamo occupati di ricerca in ambito neo folk industriale e dall’altro il progetto di Skar, il nostro cantante, i First Black Pope. First Black Pope sono una creatura di harsh ebm dove mi dedico alla percussione di pad elettronici.

Ci parli un po’ dei tuoi progetti da artista con la Vanilla Agency?

Vanilla e’ un’associazione culturale con la quale ci occupiamo di fotografia, musica e arte contemporanea. Abbiamo organizzato tre piccole mostre di fotografia e stiamo cercando spazio e finanziamenti per organizzarne una di piu’ ambiziosa con artisti italiani ed internazionali. Ovviamente sembra non interessare particolarmente ad istituzioni o privati ma non escludiamo di riuscirci ugualmente. Sono convinto che l’arte contemporanea non possa essere solo appannaggio delle classi dominanti anche se innegabilmente sono loro a finanziarla. Da sempre gli artisti sono stipendiati dai loro nemici. E’ un modo come un altro per controllare la produzione artistica o la sua fruizione.

Personalmente, in quanto artista visuale, mi sto occupando di una ricerca personalissima volta  a smascherare i tabu’ degli artisti di cultura occidentale ed il loro sistema di autocensura espressiva. Non riesco a distaccarmi dal concetto di liebe und tod che ormai pervade tutta la mia esistenza e spero di riuscire a raccontarlo attraverso l’ uso dell’apparecchio fotografico.


E riguardo la tua collaborazione "live" con gli Inerdzia?

Con gli Inerdzia ho partecipato, come chitarrista, ad un tour europeo che mi ha formato molto. Stare in giro senza confort forgia il carattere: chi e’ convinto che fare il musicista voglia dire alberghi confortevoli, ristoranti di lusso, ecc. avrebbe bisogno di girare un po’ in furgone, dormire nei centri sociali e mangiare cio’ che si trova (che per un vegetariano come me non e’ sempre cosa semplice). E’ stato un capitolo che comunque si e’ concluso perche,’ anche volendo, non avrei il tempo materiale per seguire una band che ha bisogno di musicisti disponibili al 100%.


Puoi farci qualche anticipazione sui programmi dei First Black Pope e della tua nuova creatura Violet Vamp?

Riguardo ai First Black Pope per il 2007 speriamo di far uscire il nostro cd tra sforzi estenuanti e ripensamenti. E’ un disco a parer mio bellissimo anche se non ho partecipato in modo attivo alla fase di scrittura: Skar e Mark Z. sono due musicisti dei quali ho una stima immensa e con i quali collaboro ormai da piu’ di un decennio e la fiducia totale in loro mi permette di rilassarmi. Stiamo un po’ centellinando le date live in modo da poterle fare quando il disco sara’ finalmente in distribuzione.

Per i Violet Vamp la storia e’ totalmente diversa: siamo ancora in piena fase compositiva e pertanto credo che un disco sara’ un progetto con scadenza dilatata. Ora come ora voglio occuparmi della fase creativa insieme a Lestat e Difre con i quali ho trovato una sintonia creativa senza precedenti. E’ sempre la stima che mi spinge a scegliere qualcuno con cui fare della musica. La produzione comunque di un eventuale disco sara’ garantita da Andrea D. del Pink Room Studio verso il quale nutro una rispettosa sudditanza relativa agli arrangiamenti dei brani. Ogni volta che credo di avere un’idea geniale su come arrangiare un brano lui e’ in grado di stroncarmi dimostrandomi delle ragioni evidenti ed inequivocabili.

Come è stato il primo concerto con i Violet Vamp?

La prima apparizione dei Violet Vamp non e’ stato un vero e proprio concerto ma una apparizione televisiva dal vivo in acustico. C’era pubblico ma un numero sufficientemente contenuto: nonostante tutto l’emozione mi premeva sul petto. Se qualcuno ne avesse voglia puo’ assaporarne un brano su www.myspace.com/violetvampband.

          Progetti futuri?

No! Solo progetti presenti. A parte gli scherzi spero solo si realizzino tutte le cose che ho in ballo in modo da rendere meno triste quest’ esistenza.

 

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