L’impressionismo di Zandomeneghi
10 Ottobre 2016Zandò strega Padova: a Palazzo Zabarella sono esposti cento dipinti del “fiero veneziano” che è riuscito a rientrare nelle grazie degli Impressionisti. Amico intimo di Degas, Federico Zandomeneghi è il terzo italiano, dopo Giovanni Boldini e Giuseppe De Nittis, già affrontati in due sapienti esposizioni promosse dalla Fondazione Bano, a respirare il clima sperimentale che aleggiava in quegli anni a Parigi. Il critico d’arte Roberto Longhi gli attribuisce il merito di essere stato l’unico, tra gli artisti espatriati del Bel Paese, a mimetizzarsi in un contesto artistico che è la corrente dei realisti o dei “dessinateurs” del movimento impressionista. Così è, certi quadri che raccontano la vita moderna della grande capitale francese ammiccano alle soluzioni ardite proposte da Degas e da Manet: protagonista di “Al Caffè Nouvelle Athènes” è Suzanne Valadon, musa di molti artisti dell’epoca, raffigurata mentre conversa con il pittore, ritratto di schiena ma con il volto che ci guarda dallo specchio di fronte. Un gioco di richiami si crea anche con “Femme au bar” dove si scorge lo stesso taglio diagonale di altri impressionisti come l’amico Degas. Ma perché Parigi? Quali sono le tappe artistiche di Federico Zandomeneghi (1841-1917)? Questo straordinario protagonista della pittura italiana ed europea dell’Ottocento viene esposto a Padova a cento anni dalla sua morte attraverso una bellissima esposizione curata da Francesca Dini e Fernando Mazzocca. Nato a Venezia da una famiglia di scultori, Zandò cresce immerso in una città che viveva all’ombra del culto canoviano. Per differenziarsi dai familiari, Federico studia pittura, ma non vuole porsi sulla scia dell’arte storica dal gusto romantico, in cui era maestro indiscusso Hayez, protagonista in mostra con “Valenza Gradenigo davanti agli Inquisitori”. Dopo essersi formato all’Accademia di Brera a Milano, Zandomeneghi segue gli istinti dei suoi ideali patriottici che lo portano ad affiancarsi all’impresa siciliana di Garibaldi. Approdato a Firenze, il veneziano entrerà in contatto con i Macchiaioli e con Diego Martelli, insigne studioso che lo ospita a Castiglioncello nella Maremma. Il realismo di Zandomeneghi lo porta a ritrarre anche il brutto: efficace la sua rappresentazione della miseria popolare a contrasto con antiche vestigia. Sono le “Impressioni di Roma” un capolavoro che rappresentano questa sua produzione di ispirazione sociale. A Parigi gli esordi non sono promettenti: si accontenta di lavorare per una rivista di moda. Nell’arco di un decennio, nel frattempo, partecipa a una serie di collettive degli Impressionisti e indaga con efficacia gli spazi urbani di Parigi, con incursioni anche nel privato, con ritratti della madre, della sorella e del medico di famiglia. Parigi è ormai il suo habitat: è entrato a farne parte tanto che diventa il migliore conoscitore dell’intimo femminile, sono numerose le donne o le fanciulle che sono colte nella bellezza dei loro gesti privati, durante la toilette, la vestizione, il risveglio. Le sue incursioni mondane nel mondo dello spettacolo sono sporadiche: un esempio ne è “Il violoncellista” dove una figura concreta di suonatore si perde nella mobilità della mano, presa nell’impugnare l’archetto con ritmo veloce. Il quadro che più mi è piaciuto – ma ce ne sono tantissimi altri di bellissimi – è “Matinée musicale, appartenente all’ultima stagione di Zandomeneghi: una pianista suona di spalle in un accogliente salotto parigino dove i convenuti si accalcano intorno allo strumento ma colpisce la giovane in primo piano, distratta dallo sguardo posato su di lei di un giovane. Le donne di Zandomeneghi mostrano una femminilità delicata, quasi dolce. Venite a scoprirle a Palazzo Zabarella, c’è tempo fino al 29 gennaio 2017.
Camilla Bottin



