Su il sipario – Prima serata
18 Gennaio 2016Sabato 16 gennaio al Teatro Don Bosco, per la rassegna “Su il Sipario” organizzata da Ata.TeatroPadova, si sono susseguiti due atti unici in dialetto veneto allestiti dalla compagnia “Le acque mosse” di Battaglia Terme. Il filo dominante, quello della moglie prepotente, si è dispiegato in un arco di tempo di ben vent’anni: si è passati infatti dal testo di Gino Rocca degli anni Quaranta a quello di Achille Tian ambientato invece negli anni Sessanta. La figura maschile, che cerca sempre l’incontro e la risoluzione dei problemi, si trova quotidianamente coinvolta in una serie incredibile di “barufe in famegia” che snervano e fanno desiderare la serenità domestica. Il primo atto, “La scorzeta de limone”, ha visto dal punto di vista scenografico un ambiente casalingo di buona fattura, caldo e accogliente, tipico di chi ha i “schei”. Il capofamiglia Giacomo, interpretato da Luca Zanon, ha perso ogni autorità dopo una presunta avventura extraconiugale con una ballerina dell’operetta, portata in casa in seguito a un incontro notturno. Il disonore, secondo la moglie Matilde e il figlio Piereto, i cui panni erano vestiti da Alessandra Bruson e Leonardo Bertin, avrebbe gettato discredito sulla figura paterna e proprio per questo non viene tributata più alcuna considerazione al colpevole. Tra i vari “tasi” e il “paese non dimentica”, Giacomo trova una boccata d’aria fresca nell’incontro con un amico, Nane, chiamato anche Belisario: il suo naso, perennemente rosso, lo individua come il “re dei goti”. La recitazione di Sandro Cappellozza, regista della compagnia, è straordinaria: l’interpretazione dell’ubriaco, con la sua voce mezza strascicata e il racconto del capitombolo su una “scorzeta di limone” che l’avrebbe mezzo azzoppato, è molto vivace. Gli stessi sguardi “malluppini” dei due uomini, presi dalla foga del ricordo, sono a dir poco comici. Nane e Giacomo, attorno a un tavolo, si scambiano opinioni e alla fine il ribaltone delle cambiali, perpetuato per mezzo di una lettera, porterà finalmente Giacomo al suo vecchio ruolo di capofamiglia. Perfino la giovane cameriera maleducata interpretata da Chiara Masin e il fratello della moglie, il Cavalier Zonta, interpretato da Simone Bottaro, dovranno adeguarsi. La compagnia Le acque mosse si è dimostrata veramente all’altezza della vivacità del testo di Rocca, adeguando i propri schemi recitativi a un dialetto frizzante, denso di doppi sensi e immediato. Il secondo atto unico, “La coa della gata”, ambientato negli anni Sessanta in una famiglia della media borghesia, ha visto confrontarsi in scena due famiglie, i Curti e i Longhi, per una gatta che secondo Orsola Curti, interpretata magistralmente da Marta Malaparte, i vicini le avrebbero sequestrato. Tra offese come “boara” e i tentativi del marito Cristoforo per calmare le “femene”, l’amore tra i giovani delle due rispettive case farà da “cuscinetto” a discordie infinite. Lisa, interpretata da Chiara Masin, e Giulio, interpretato da Leonardo Bertin, si vogliono bene, ma il fatto che Giulio abbia dato una “legnada sul muso” all’animale tanto odiato può incrinare ogni rapporto. Alla fine tutto è bene quello che finisce bene (forse!) e Sandro Cappellozza nei panni dello spazzino balbuziente, riporta la gatta ancora viva. Il pubblico rideva spesso e alla conclusione ha applaudito con entusiasmo la bravura della compagnia. Prima dello spettacolo è stato presentato uno dei lavori finalisti al Concorso per monologhi teatrali inediti Monologando e i presenti sono stati chiamati a votare. Il prossimo appuntamento, previsto per sabato 23 gennaio, vedrà sul palco del Teatro Don Bosco la compagnia Palcoscenico Città di Monselice nella commedia “Zogando a tresete” di Emilio Baldanello con la regia di Milan Pelan.
Camilla Bottin