30/05/2013              21:00
Farm Hall 45

Farm Hall 45


Testo di Giuseppe O. Longo, regia e adattamento scenico di Emanuele Maria Basso, lo spettacolo è interpretato da dieci giovani attori veneti del Teatro Stabile del Veneto.


Con Alessandro Albertin, Silvio Barbiero, Alberto Caramel, Davide Dolores, Giuseppe Gandini, Massimiliano Mecca, Fabio Pappacena, Andrea Pennacchi, Giorgio Sangati, Angelo Zampieri.
1945. Dieci illustri studiosi. Una villa isolata nella campagna inglese. Un’esplosione che cambia le sorti del mondo.
Farm Hall è la tenuta dove gli Alleati segregarono per sei mesi gli scienziati tedeschi che si erano occupati delle ricerche sull’uranio nell’intento di dotare la Germania dell’atomica, per evitare che loro stessi e i loro studi finissero nelle mani dei Russi. I dieci potevano ascoltare la radio e leggere i giornali, ma non comunicare con l’esterno; microspie piazzate in ogni stanza ne registravano ogni parola. Il testo di Giuseppe Longo si basa sulle trascrizioni di queste conversazioni, tenute segrete fino al 1992: isolati dal resto del mondo, i dieci – sui quali si staglia la figura di Heisenberg – si creano un microcosmo autoreferenziale, fatto di congetture, ipotesi e illusioni, coltivano un delirio di onniscienza che li porta a credere di essere stati a un passo dalla costruzione dell’ordigno nucleare. La notizia dello sgancio dell’atomica su Hiroshima assume un sapore tragicomico: il loro mondo narcisistico e illusorio crolla e si ritrovano in una situazione psicologica miserevole, alla quale tentano di sottrarsi attribuendo il proprio fallimento tecnico e scientifico agli scrupoli morali “Noi potevamo costruire la bomba, ma non abbiamo voluto farlo per non aiutare Hitler”.
Colmo dell’ironia, qualche mese dopo a uno dei dieci – Otto Hahn – viene conferito il Nobel per la chimica, per la scoperta della fissione nucleare, scoperta che ha portato direttamente gli Americani alla costruzione e all’impiego della bomba atomica. Mentre i dieci stanno finalmente per essere liberati, si apre il dramma personale di Heisenberg, che sente di doversi assumere il compito tremendo della ricostruzione della scienza tedesca dopo le devastazioni della guerra. Farm Hall 45 è imperniato sulla forzata convivenza dei dieci scienziati, sui loro caratteri, ricordi, ansie e aspirazioni. In un’atmosfera sempre più claustrofobica, fioriscono pettegolezzi, sospetti, schermaglie, alleanze più o meno effimere, piccoli giochi di potere, futili meschinità e crudeli sarcasmi fino allo sconvolgimento portato dalla notizia dell’atomica su Hiroshima: l’illusione che per gli Alleati la costruzione della bomba fosse al di là di ogni orizzonte temporale prossimo, si sgretola.
Note di regia
Una tragedia immane che colpisce centinaia di migliaia di persone e che ne colpirà altre centinaia di migliaia. Persone non ancora nate, non ancora concepite. Lo scoppio della bomba atomica. La prima. Il punto di non ritorno. Da qui in poi la storia cambia. Da qui in poi l’essere umano può annientare la razza umana. Quale responsabilità consapevole o inconsapevole. Quale responsabilità scientifica il giorno in cui un uomo, indossando l’abito dello scienziato, in nome della scienza ha detto: “Costruiamo la bomba”.
Quale responsabilità politica il giorno in cui un uomo, indossando l’abito del politico, in nome del suo popolo ha detto: “Sganciamo la bomba”. Quale responsabilità umana, in tutti i casi, consapevole o inconsapevole.
Dieci scienziati tedeschi sequestrati dagli alleati e rinchiusi in una casa-prigione in Inghilterra per sei mesi senza nessuna spiegazione. Durante la loro prigionia, vengono a sapere che gli americani hanno fatto esplodere una bomba atomica su Hiroshima. Increduli, perché anche loro da qualche anno stavano lavorando alla costruzione della stessa bomba ma senza successo, cominciano a fare i conti con la tragedia e con loro stessi. Quando ho letto Farm Hall 45, per prima cosa mi sono domandato come devono essersi sentiti questi scienziati alla notizia dello scoppio della bomba. Cosa è esploso dentro di loro? Cosa ha preso il sopravvento? Ho cercato di condurre un’indagine a livello umano, emotivo, tralasciando quella prettamente tecnica. Ho voluto mettere in risalto i moti interiori di questi uomini, le dinamiche tra loro. Ho cercato di capire, o di immaginare, cosa stesse accadendo alla loro anima. Ho cercato di individuare il loro senso di responsabilità. Quale responsabilità? Questa è la questione nodale che ho voluto evidenziare: “Questi scienziati non sono riusciti oppure non hanno voluto costruire la bomba atomica?”. Hanno una piccola responsabilità scientifica, nei confronti di loro stessi e del loro governo, perché non sono stati in grado di perseguire un obiettivo: costruire una bomba atomica. Ma hanno un’enorme responsabilità etica nei confronti dell’umanità alla domanda: “Ma voi, sapendo il potenziale dell’ordigno, l’avreste consegnato nelle mani di Hitler?”. La mia indagine si è avventurata tra i sensi di colpa, i rimorsi, i rimpianti, i fallimenti, le speranze di esseri umani adulti che, in realtà, sembrano bambini che hanno giocato ad un gioco troppo più grande di loro ed ora non sono in grado di assumersi le responsabilità dei danni causati, o che avrebbero potuto causare. Ora non resta loro che cercare di ritrovarsi, di fare chiarezza, di rintracciare un sentiero perduto, di sentirsi “puliti”, per appartenere nuovamente ad un genere, quello umano, che forse avrebbero anche potuto, irresponsabilmente, calpestare. Forse. Emanuele Maria Basso

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Teatro Verdi,     via dei Livelli 32, Padova
Ingresso libero fino all'esaurimento dei posti, ritiro biglietti con posto numerato alla biglietteria del teatro dal 23 maggio. Info 049/87770213.

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