TEATRO DELLE BAMBOLE in SE CADERE IMPRIGIONARE AMO

11 Aprile 2019 By Elena Bottin

Domenica 14 APRILE h 19 per la rassegna DRITTI AL CUORE

Canto della scrittura: Andrea Cramarossa
Canto attoriale: Silvia Cuccovillo, Federico Gobbi, Domenico Piscopo
Canto della regia // Amore nell’allestimento: Andrea Cramarossa

Sinossi
Una madre, dopo aver abbandonato i propri figli e dopo averli seppelliti nell’incuranza di una dieta anaffettiva, colma di forzature e di legami morbosi e deleteri, decide di tornare nuovamente in famiglia. Il suo ritorno precede la caduta, l’omicidio, la perdita. Di queste persone non resterà alcun ricordo se non in un articolo sgrammaticato di un quotidiano di provincia nella pagina della cronaca nera. La storia si ispira ad un fatto realmente accaduto qualche anno fa in Italia (ogni riferimento a persone esistenti è puramente casuale). “Se Cadere Imprigionare Amo” è la messa in scena, o meglio la ricostruzione romanzata, di una famiglia dove il carnefice ha potuto sviluppare il proprio amore urlato, masticato e deviato. In quale famiglia possibile, il temibile carnefice, è mai cresciuto per arrivare a perpetrare l’atto cruento narrato nello spettacolo? E non potrebbe essere lo stesso carnefice vittima anch’egli dell’abbandono o, peggio ancora, del diniego di uno Stato che si fonda sulla “famiglia naturale”?

Il lavoro
Lo spettacolo nasce dal progetto di ricerca “La lingua degli insetti // Cofanetto 3: La Caduta”. L’approccio al mondo immenso e misterioso degli Insetti, mi ha permesso, con stupore, di lasciarmi suggestionare dagli stimoli sensibili dei loro micro movimenti, del loro esistere, del loro “sentire”, aprendo lo sguardo su possibili connessioni con il mondo altrettanto misterioso degli esseri umani.
Sul palco, le luci dei fari, si alterneranno a torce e candele.
La “quarta parete”, nel continuo gioco di distruzione e di ricostruzione, sarà più volte abbattuta e ricostruita: gli spettatori entreranno nel gioco infame della metamorfosi, talvolta condotto attraverso atti demenziali, altre volte con drammaticità, sfociando spesso nel senso di un vivere grottesco.
Andrea Cramarossa