Questa casa non è un’azienda

15 Aprile 2014 By Elena Bottin

Lo spettacolo si propone di indagare il rapporto esistente tra donne e economia attraverso la messa in scena dei relativi stereotipi e allo stesso tempo rovesciando le visioni comuni ormai date per uniche e scontate.
Il lavoro delle quattro artiste prende lo spunto dalle riflessioni di Lidia Menapace, cui si deve la definizione di “economia della riproduzione”, ovvero quell’economia che richiede cura perché ‘semplicemente’ tiene in vita la vita; quell’economia che riguarda valori d’uso e servizi, e non produce merci; quell’economia che ancora si dà per scontato debba gravare prevalentemente sulle spalle delle donne in quanto donne, ovviamente gratis.
Quattro attrici in scena danno corpo e voce a personaggi diversi per estrazione sociale, provenienza e vissuto, interrogandosi sul significato di concetti quali crisi e casa, coinvolgendo lo spettatore in un’alternanza di situazioni comiche, estranianti, drammatiche, poetiche.
Danza sulle punte e tip tap, tamburi a cornice e piumini per la polvere, arpe e bouquet, attrezzi da cucina e canto. Corpi e voci a tutto tondo. Corpi e voci a onde, a curve e spigoli. Corpi. Voci. Corpi e voci in una visione plurale del femminile, ma tutti a tessere trame, annodare fili, alla ricerca di nuove possibili pratiche da attuare nella direzione di un cambiamento di sguardo e azione. Necessario e urgente.
Corpi e voci alla ricerca dell’ennesima rivoluzionaria utopia?
Per le nostre bisnonne anche volare lo era…