Pantani

16 Marzo 2014 By Elena Bottin

14 febbraio 2004: Marco Pantani viene ritrovato senza vita in un residence di Rimini. ha appena compiuto 34 anni. Dopo i trionfi al Giro d’Italia e al Tour de France, le accuse di doping a Madonna di Campiglio, rivelatesi poi infondate, l’hanno condotto a un lento ma inevitabile crollo psicologico e a una morte tragicamente annunciata. Tra il campione adulato, l’icona che ha fatto rinascere il ciclismo come sport dell’impresa e della fantasia, e il morto di Rimini, che giaceva in mezzo alla cocaina nei panni di un vagabondo, vi è tutta la complessità di un’epoca al tempo stesso sublime e crudele che si esercita senza pudore. Senza vergogna.
La scrittura di Marco Martinelli affonda nelle viscere della società di massa che chiede sacrifici e capri espiatori: attorno alle figure di Tonina e Paolo, i genitori di Marco, che ancora oggi chiedono giustizia per la memoria infangata del figlio, va in scena una veglia funebre e onirica, affollata di personaggi, un rito antico
che ripercorre le imprese luminose dell’eroe. Un affresco dell’Italia degli ultimi trent’anni, l’enigma di una società malata di delirio televisivo e mediatico, affannata a creare dal nulla e distruggere quotidianamente i suoi divi di plastica, ma anche capace di mettere alla gogna i suoi eroi di carne, veri, come Marco Pantani da Cesenatico, lo scalatore che veniva dal mare.