Not Here Not Now

4 Marzo 2014 By Elena Bottin

Marina Abramovic dice: il teatro, il cinema, l’arte sono limitate, essere spettatori non è un’esperienza. L’esperienza bisogna viverla. “Theatre is very simple: in theatre a knife is fake and the blood is ketchup. In performance art a knife is a knife and ketchup is blood.”
Il resoconto di un’esperienza attiva con Marina Abramovic, sotto forma di dramoletto polifonico. Un assolo da stand up comedian per spettatori fatalmente passivi e programmaticamente maltrattati con pupazzi, parrucche, martelli di gomma e nasi finti. E ketchup, naturalmente. Un padiglione di arte contemporanea. Un’installazione interattiva. Un percorso fisico e mentale.
L’incontro\scontro di Andrea Cosentino con il metodo Marina Abramovic. Con una performance realizzata nel 2012 al Pac di Milano, l’artista serba, dopo quarant’anni di sfide estreme, si è interrogata sulla percezione del pubblico, sulla visione e la partecipazione, e ha offerto l’acquisizione di un’esperienza. Con un biglietto da 15 euro, l’attore abruzzese ha partecipato, ritirato un attestato e ricevuto gli stimoli per il nuovo lavoro, (…) Cosentino si confronta senza timore con la regina della body art, non tanto per attaccare un’icona, quanto per indagare il rapporto tra arte e vita, avviare una riflessione sulla realtà e la finzione e interrogarsi sulla creazione di un’opera d’arte, o presunta tale. E lo fa con i mezzi e i modi che utilizza e che conosciamo, tra momenti metateatrali, digressioni e interruzioni, bambole e parrucche, oralità e travestimento.(Rossella Porcheddu_Il Tamburo di Kattrin)
Andrea Cosentino
Dissacrante, ironico, irriverente, tutto questo e molto altro è Andrea Cosentino, affermato attore, autore e regista di quella che il critico Nico Garrone aveva definito la non-scuola romana. Un teatro che indaga i meccanismi della narrazione per smontarla, scomporla, lasciandoci solo i cocci da raccogliere, racconti frammentati, eclettici, sapientemente permeati da stili e linguaggi differenti.