Noi, donne del Rinascimento alla ribalta
25 Novembre 2019La formula delle “visite animate”, coniata e ampiamente collaudata da teatrOrtaet, consente di calare le diverse parti di uno spettacolo teatrale “itinerante” negli ambienti in cui i fatti si sono verosimilmente svolti e i personaggi hanno vissuto. Portare a teatro una visita animata significa ricostruire su di un palcoscenico la continuità spaziotemporale degli eventi ricreando un ambiente scenico capace di evocare, se non di ricostruire, il luogo o o luoghi in cui tali eventi si svolsero, consegnandoli nel contempo a una moderna reinterpretazione.
E quale testo meglio di “Noi donne del Rinascimento”, con le sue oscillazioni tra passato e presente, tra Roma, Ferrara e Mantova, tra reale e simbolico, si presta meglio a questo riradicamento nello spazio scenico?
E quale luogo è più adatto dell’elegante teatro Aldo Rossi del comune padovano di
Borgoricco, in cui il celebre architetto ha dato forma all’idea portante di una storia passata “riconosciuta” e “trasmessa” al presente e al futuro? Dove lo spazio scenico si inserisce in un centro culturale accanto a un edificio museale pensato non solo come contenitore di reperti e di documenti ma anche come luogo di incontro e di studio, di rievocazione e visione.
Lo spettacolo
Lo spettacolo di teatrOrtaet riassume il quinquennale lavoro sul Rinascimento compiuto dall’associazione teatrale a partire da Ferrara, dal Castello Estense in cui hanno vissuto Lucrezia Borgia e Isabella d’Este, accanto ad artisti come Ludovico Ariosto, Pietro Bembo, Baldassarre Castiglione… Naturale prosecuzione di questo cammino è venuto dall’esperienza mantovana, che vide Isabella diventare “marchesana” dei Gonzaga, prima artefice di una tradizione di mecenatismo sfociata nell’arrivo in città di Giulio Romano.
La ricerca è culminata nelle due stagioni romane di Castel Sant’Angelo in cui la galleria di personaggi femminili si è ampliata comprendendo Giulia Farnese, prima artefice della duratura gloria familiare, e ancor più, giungendo fino alla fine del Cinquecento, Beatrice Cenci e Artemisia Gentileschi; anche in questo caso attorno ad esse ruotano vari personaggi maschili, uomini di chiesa e artisti vissuti accanto alle nostre protagoniste.
Questa folla di personaggi storici, che mettono alla prova le collaudate doti trasformistiche del duo attoriale e sfoggiano l’accuratezza messa nella ricostruzione di fogge e costumi d’epoca, si inquadra in una interpretazione attualizzante che coniuga correttezza di ricerca e libertà di consonanza emozionale: è quella di Maria Bellonci, l’intellettuale romana del Novecento, ideatrice con il marito del premio Strega, che ha fatto della lettura del Rinascimento la cifra stilistica di una rinnovata idealità culturale. Le sue donne sono ben radicate nel passato documentale degli archivi, eppure pulsano di un vigore esistenziale che supera i secoli e le colloca a pieno titolo in quel “noi” pienamente inclusivo enunciato fin dal titolo dell’opera.
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