Lost in Veneto
23 Febbraio 2013In scena in anteprima lo spettacolo “Lost in Veneto”, prodotto da Amistad Associazione Culturale e scritto da Massimo Carlotto e Loris Contarini, che vede sul palco lo stesso Contarini, curatore della drammaturgia e della regia; le musiche originali sono di Rachele Colombo e Paolo Valentini, eseguite dal vivo.
Uno spettacolo che indaga il tema dello spaesamento e propone una riflessione sul senso delle radici, dell’appartenenza, dell’identità: a partire dal Veneto e da alcune sue storie…
Il tormento interiore di un veneto “spaesato”: questo è lo spunto da cui prende la sua genesi “Lost in Veneto”. E lo spaesamento è la condizione autentica non solo dell’attore, ma anche dei musicisti presenti con lui in scena.
Lo spettacolo, (in anteprima dopo la partecipazione al festival “Sguardi 2012”, vetrina del teatro veneto) è il tentativo di capire il presente di un territorio che diventa così simbolo, metafora: una “terra dell’anima”, per citare il titolo di un famoso romanzo di Carlotto. Tutto ha inizio nelle parole dell’Amleto di Shakespeare, ma più precisamente nella loro poetica traduzione in vicentino di Luigi Meneghello. Il sentimento di spaesamento, di disorientamento del giovane Principe “trapiantato” in lingua veneta ri-suona – ed è proprio il caso di dirlo – in modo del tutto nuovo nel cuore e nelle viscere del protagonista, tanto da fargli sentire la propria condizione e quella del danese vicine, molto simili. Ed è Amleto stesso a suggerirgli lo strumento per una possibile via di “indagine” e di soluzione: il teatro. Così, attraverso la metafora della scena, chiamando sul palcoscenico via via personaggi e storie che ci parlano del nostro presente in Veneto, sono raccontati il tentativo e la fatica di ri-orientarsi, di ritrovare i punti cardinali della propria terra da parte del protagonista (cioè dell’attore stesso).
Tra le storie che si raccontano quella di un veneto di ieri, migrante per miseria, che ci evoca i migranti di oggi, arrivati in questa terra ora non più povera. E poi ci sono le storie del presente, di chi si sente fortemente ancorato al suo “qui e ora”, la figura di un “veneto-tipo” dotato di notevole pragmatismo, né leghista né non leghista…: di quel “centro” che lascia le mani libere per frequentare sia la moderazione che il cinismo estremista, in nome della modernità e dell’interpretazione “pratica” dell’attualità. E poi il racconto di una rivoluzione tentata, i cui “patrioti” goffamente perdono e – anche loro – si perdono.
mi piacerebbe venire oggi pomeriggio allo spettacolo, vorrei sapere se è ancora possibile prenotare (siamo 2 persone) e se c’è un recapito telefonico. grazie
claudio schiraldi
non ci è pervenuto dall’ufficio stampa il telefono, solo l’email. Provi questo numero: 049 872 5757