Le Mille e una Notte – Breve viaggio sul fiume delle storie

10 Luglio 2013 By Elena Bottin

Luogo, oggetti, azioni Antonio Panzuto
voce recitante Mariagrazia Mandruzzato
luci Paolo Pollo Rodighiero
suoni e regia Alessandro Tognon
«Le storie hanno due grandi poteri: possono cambiare gli uomini e possono vivere per sempre»
Le Mille e una Notte è un grande fiume di storie, esse scorrono una dopo l’altra e spesso una dentro l’altra, in un flusso calmo e continuo. Il fantastico nasce dal quotidiano, il prodigio e la normalità si intrecciano sino a disciogliersi l’uno nell’altra e la magia della trasformazione diventa il segreto motore e l’invisibile essenza delle cose. La scena è una grande duna del deserto, che può diventare il mare o la città araba che il Califfo Harùn Ar Rashìd, di notte in incognito, vuole percorrere e scoprire. Con semplici elementi scenici, legni, foglie, piccoli bambù, corde, lampade, figure di ferro o gesso dipinto, si ricreano e ci suggeriscono ambienti, notti, giorni, stagioni, climi, contesti, nei quali le storie si sviluppano. Lungo i lati maggiori della scena siedono su tappeti i bambini.
Due piccoli teatrini chiudono la scena. In uno, Sharazad, una marionetta originale indiana, inizia e conclude le storie, che nel loro cuore vengono sviluppate sulla scena, attraverso le azioni, suggestionate e arricchite da suoni che si ispirano alle tradizioni arabe e orientali. L’altro teatrino diventa, di volta in volta, il palazzo del sultano, un’arena di combattimenti e duelli, una prigione, una caverna.
Si assiste ad uno spettacolo che è una visione “fantastica” legata allo stupore della trasformazione; una
visione determinata dalle relazioni tra gli oggetti stessi e la loro capacità di raccontare.