Le done de casa soa

11 Ottobre 2013 By Elena Bottin

“Le Donne de Casa soa” di Carlo Goldoni, opera in due tempi in dialetto veneziano, è ambientata in un campiello ed è stata rappresentata la prima volta al teatro San Luca di Venezia nel 1753. L’opera è caratterizzata dalla predominanza dei ruoli femminili. Da una parte la donna emerge come creatura scaltra e faccendiera che conduce l’azione con vivacità d’ingegno e grande inventiva. Ad essa si contrappone l’uomo piuttosto impacciato; anche lui arriva alla soluzione dei vari problemi ma in ritardo. Gasparo, di professione “sensaro” cioè dedito ai commerci con l’oriente, è un “rustego” e per di più spilorcio, non disposto ad impegnare i suoi soldi per accasare la sorella Checchina; ma Anzola, sua moglie, sa come prenderlo per piegarlo al suo volere. Attorno a costei ruotano tutti gli altri personaggi. L’esuberanza della sua personalità la impone su quanti la circondano. C’è un’altra donna, dal carattere forte, che si dà da fare per cercar un marito a Checchina; costei è Bettina che con la sua presenza anima l’intreccio rendendolo vivace ed interessante. L’azione procede con momenti di grande comicità fino al punto in cui Anzola e Bettina, ognuna però per conto proprio, combinano un incontro che dovrebbe portare al matrimonio; ma l’abilità della protagonista batte sul tempo l’amica. E così, alla fine, il giovane Tonino sposa Checchina fra le risate di compiacimento dello stesso Goldoni che da dietro le quinte sembra aver seguito tutta la vicenda. Tutti i personaggi posti in scena sono quelli che l’autore incontra ogni giorno per Venezia; ma il suo occhio indagatore ha scelto figure e situazioni tipiche in cui la comicità nasce spontanea.