L’America dentro

30 Ottobre 2013 By Elena Bottin

Regia di Carolina Balucani
Aiuto regia: Giuseppe Albert Montalto
Drammaturgia a cura di Giuseppe Albert Montalto
Scrittura scenica di Carolina Balucani e Giuseppe Albert Montalto in collaborazione con Francesco Bolo Rossini e Andrea Collavino
Visione coreografica: Lucia Di Pietro
Attori:  Carolina Balucani,Francesco Bolo Rossini, Andrea Collavino con la performer Lucia Di Pietro
Primo atto / interno di una casa di bamboccione
Ha 30 anni ma nella sua vita il tempo trascorre in modo del tutto personale. Di lei dicono che vive sotto una campana di vetro, e da lì non si è mai mossa. Passa interi pomeriggi a casa, a Natale guarda ancora sotto l’albero. Naturalmente, non ha un lavoro. Naturalmente, vive a casa dei suoi genitori. La sua stanza, la stessa da quando era bambina, non è solo il rifugio di un’esistenza in solitudine, ma anche il punto di partenza per irreali viaggi nel tempo e nello spazio. Allora pensa di essere una reginetta americana . Intrattiene conversazioni immaginarie con i suoi idoli. Riapre gli armadi dei suoi scheletri. Tanto la sua stanza è fatta di ovatta: dentro la vita è solo immaginata, fuori tutto si consuma e si rovina. Puoi trovare delle conclusioni diverse, più piacevoli, per quello che ti è successo. Immaginare una vita reale, rimanere al di qua del border line. O andartene per sempre.
Secondo atto / c’eravamo abbastanza amati
Due ragazzi americani che si sono amati, si rincontrano un giorno sulla Striscia di Gaza. Uno sta cercando di avere un appuntamento con un palestinese conosciuto via facebook. Il palestinese è innamorato dell’altro. L’altro è ancora innamorato di quello innamorato del palestinese. Sembra una fine. Il muro di Gaza chiede alle persone di scomparire. I personaggi si trovano in una linea di confine, tra la vita e la morte, di fronte a un blocco di cemento alto 8 metri che -dicono- gli Ebrei hanno costruito anche di notte, e non possono aver fatto tutto da soli, devono averli aiutati gli Americani. Occorre accettare la perdita per sempre perchè quel luogo non è ulteriormente oltrepassabile. E forse anche se rimani dalla tua parte dai fastidio.
saluta.
saluta.
saluta.
Volendo fare un’esperienza di separazione ambientata nel luogo di ogni separazione.