La tempesta
5 Maggio 2016Dopo aver messo in scena negli ultimi anni il “Miguel Manara”, “Assassinio nella Cattedrale” e “Antigone” il “Teatro instabile” ha scelto la “La tempesta” perché rappresenta, a detta di molti critici, il testamento di Shakespeare. In essa si trova effettivamente un condensato di quei sentimenti e quelle tematiche che rendono urgenti le scelte nella vita di un uomo.
Dentro le trame che nell’opera si intrecciano vengono rappresentate sulla scena alcune grandi opposizioni che nel profondo reggono la commedia e qualsiasi storia umana: riso e pianto; magia e realtà; schiavitù e libertà; odio di vendetta e amore; castità e innamoramento sensuale; amicizia e tradimento; vita e morte; società civile e vita selvaggia.
Tali opposizioni sono mostrate sia con ironia distaccata, sia con profondità drammatica e si alternano in un caleidoscopio di situazioni e di scontri tra i personaggi. Essi si incontrano e si scontrano sotto la guida misteriosa di Prospero, il re mago dell’isola, che dispone di poteri con i quali vuole condurre gli animi degli altri personaggi dove vuole lui. Egli è mosso dall’odio per un torto subito, vuole vendicarsi e usa la magia per questo fine.
Eppure alla fine lo spettatore si trova di fronte ad una svolta, così improvvisa da sembrare posticcia, ma che avviene a chiudere la commedia. Shakespeare, dopo aver mostrato tutte le possibilità di manipolazione dell’animo fornite dall’odio e dalla magia, fa finire “La tempesta” con un atto sorprendente: Prospero ripudia la magia, sceglie di perdonare chi prima voleva eliminare per vendetta, tutto finisce lietamente.
Il messaggio della Tempesta si offre allora agli spettatori: volete voi preferire le cose agli spiriti? rinunciate voi alla speranza nella magia? volete voi credere al perdono?