Io non sono quel che sono
31 Agosto 2016C’è una storia da indagare, da esplorare, da ricostruire. Una storia che parla di noi, noi uomini e donne fatti da un impasto di carne, pensieri, emozioni, sentimenti. La storia è quella di Otello, di sua moglie Desdemona e dell’amico fidato Iago. E di tutti i personaggi che si muovono attorno a loro. Ed è una storia in cui ci sono molte domande cui è difficile dare una risposta. Coma mai Otello piange e si dispera nel dichiarare tutto il suo amore per Desdemona proprio un attimo prima di soffocarla? Quali sono i bisogni che spingono Iago a distruggere la vita di chi gli è vicino? Perché Desdemona non riconosce la minaccia che incombe su di lei e non fugge da Otello? Io non sono quel che sono è una riflessione a due voci in cui ragionamento e teatro si intrecciano indissolubilmente. Perché la necessità di una nuova forma di narrazione? Perché siamo sempre più disorientati, persi in una costante sollecitazione narrativa e mediatica che ci fa vivere in un perenne stato di slittamento emotivo. Perché le storie riescono a spiegare il mondo, ma non bastano più a spiegare se stessi. Perché tra le parole dei grandi drammaturghi vi sono preziosi consigli di saggezza che parlano di noi. Comprendere le ragioni dei personaggi che agiscono in Otello significa provare a comprendere noi stessi. Significa guardarsi allo specchio ed iniziare a riportare al centro il valore che hanno le nostre emozioni, le nostre pulsioni, i nostri bisogni più intimi, nelle azioni e nelle scelte della vita di tutti i giorni. Significa provare a raggiungere l’inafferrabile, ovvero la complessità del mondo interiore di ognuno di noi.