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  28/04/2015            20:45
Il Lago dei Cigni, ovvero il canto

Il Lago dei Cigni, ovvero il canto


Per "Prospettiva Danza Teatro" ci sarà il gradito ritorno del Balletto di Roma con uno spettacolo liberamente ispirato al balletto "Il lago dei cigni" e all’atto unico di Anton Čechov.


Coreografia e regia di Fabrizio Monteverde su musiche di P. I. Čajkovskij. Tra le suggestioni di una favola d’amore crudele e i simboli di un’arte che sovrasta la vita, il coreografo Monteverde dà nuova vita ad uno dei più importanti balletti del repertorio classico su musica di Čajkovskij, garantendo quell’originalità coreografica e registica unica che da sempre ne caratterizza le creazioni e il successo. Pretesto per una riflessione sottile sull’intreccio tormentato di arte a vita, il suo Lago trova nell’atto unico di Čechov Il canto del cigno (1887) il proprio naturale compimento drammaturgico in un percorso struggente di illusioni e memoria. Individualità imprigionate in una coazione a ripetere, sabotatrici della propria salvifica presa di coscienza oltre i ruoli di una vita svanita, i danzatori di Monteverde ripercorreranno la trama di un Lago senza fine, reiterandovi gesti e legami nella speranza straziante di sopravvivere al finale di una replica interminabile. Titolo per eccellenza del repertorio classico, il Lago dei Cigni ben si presta ad essere pretesto di riflessioni sul sottile e ambiguo legame tra arte e vita, nonché punto di partenza per comprendere se sia quest’ultima ad influenzare la prima o se, secondo un vecchio paradosso, non sia piuttosto la vita ad “imitare” l’arte. sintesi perfetta di composizione coreografica accademica e “notturno” romantico, di chiarezza formale e conturbanti simbologie psicoanalitiche, questo capolavoro del balletto è una favola senza lieto fine in cui i due amanti protagonisti, Siegfried e Odette, pagheranno con la vita la passione che li lega e sarà solo ultraterrena la felicità verso cui infine vedremo elevarsi i loro spiriti. Una di quelle “favole d’amore in cui si crede nella giovinezza” avrebbe detto un altro grande russo contemporaneo di P.I. Čajkovskij, Anton Čechov, scrivendo ne Il canto del cigno di un attore ormai vecchio e malato “con l’anima fredda e buia come una cantina” che ripercorre in modo struggente i grandi ruoli di una lunga carriera. Con dichiarata derivazione intellettuale dal grande scrittore russo, la nuova proposta coreografica di Fabrizio Monteverde porta in scena un gruppo di anziani danzatori che provano l’eventuale messa in scena del Lago dei Cigni come “inevitabile” percorso memoriale d’arte e di vita, tentando, nell’illusoria ricerca di un lieto fine, di vincere la battaglia contro il tempo attraverso la sola cosa che possano, e forse sappiano, fare. Crudele, solipsistico, grottesco jeu de massacre che mescola teatro, immagine e danza, questo “lago dei cigni/canto del cigno” scava in quella zona “neutra e incolore” in cui l’interprete si fa misteriosamente personaggio e lasciandosi alle spalle volgarità e minuzie della vita quotidiana finisce per ritrovarle, in un circolo di inquietante automatismo, ogni sera al calar del sipario. Si tratta di una ricerca costante e ininterrotta di unione e completezza che, come tutta l’arte, non conosce traguardo, alla stesso modo in cui il personaggio bifronte Odette/Odile, metà principessa e metà cigno, vive in una perenne metamorfosi che non giunge mai al pieno compimento; è questa l’autentica e geniale invenzione coreografica del balletto, metafora dell’arte stessa.

Esponente di una generazione di talenti esplosa negli anni Novanta, Fabrizio Monteverde svolge, da ormai trent’anni, un lavoro di elaborazione stilistica e drammaturgica che ne rende il segno unico e riconoscibile. Sensibile alle suggestioni letterarie e teatrali, la sua contemporaneità coreografica si scorge nelle profondità invisibili di racconti senza tempo, tra le righe di narrazioni moderne e i risvolti psicoanalitici di favole antiche. Maestro di uno stile energico e personale, Monteverde è autore di un movimento composto di intrecci e spostamenti di peso che ne orientano coerentemente equilibri e curve dinamiche. Il risultato è quello di una gestualità rotonda e morbida che richiama nel corpo l’intenzione del moto per esplodere infine in spigolosità nette e decise.
Al termine dello spettacolo gli spettatori sono attesi nel Ridotto per Ho un pinguino nella scarpa e due attori nel cappello, un dopofestival teatrale-musicale, fresco e ironico. Tre incursioni brevi della compagnia Amor Vacui e della Band Saya, realtà emergenti della scena teatrale e musicale veneta.

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Teatro Verdi,     via dei Livello 32, Padova
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Gli abbonamenti per i tre spettacoli - che variano da € 58 a € 20 e danno all’abbonato il diritto al biglietto a € 5 per Dust l’8 maggio al Ridotto) – e i biglietti per il Balletto di Roma – da € 25 a € 8 - sono acquistabili presso il Teatro Comunale G. Verdi - tel. 049 87770213 - il lunedì dalle 15 alle 18.30, dal martedì al venerdì dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.30, sabato solo dalle ore 10 alle 13, on line su www.teatrostabileveneto.it. Hanno diritto alle riduzioni gli abbonati alla Stagione di Prosa 2014/15 del Teatro Comunale Giuseppe Verdi, gli under 24 e over 60, gli allievi delle scuole di danza e i possessori di tessere Studiare Padova card 2014-15 e Carta Giovani, ARCI, CartaPiù e MultiPiù FELTRINELLI. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati di studenti dell'Università di Padova e di allievi delle scuole di danza (info 3667428676). Informazioni: Comune di Padova - Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche tel. 049.8205611 – 5624.

dadamop@comune.padova.it
www.arteven.it


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