Il canto e la preghiera

6 Ottobre 2016 By Elena Bottin

Mentre teatrOrtaet sta preparando il debutto di una nuova visita animata nel contesto della mostra che Ferrara dedica all’Ariosto, nel cinquecentenario della prima edizione dell’Orlando furioso, viene riproposta sulla cima del Gemola la visita alla villa che nel Cinquecento è stata ricavata dai resti del monastero rifondato e abitato per alcuni anni, fino alla morte precoce, da Beatrice I d’Este, figlia di Azzo VI, sorella di Aldobrandino e sorellastra di Azzo VI, a cui si deve il definitivo radicamento della potenza estense nella città di Ferrara. È curioso che l’Ariosto, il quale fa sciorinare dalla maga Melissa, a consolazione di Bradamante sempre all’inseguimento di Ruggero, l’intera genealogia della casata Estense menzionando anche Aldobrandino e Azzo, non nomini nemmeno le tre beate estensi che portavano lo stesso nome, Beatrice, e vissero tutte tra Due e Trecento. Una delle tre, Beatrice II, è addirittura venerata e sepolta a Ferrara…Sarà forse stata “gelosia” nei confronti di una marchesina, la nostra Beatrice del Gemola, che aveva avuto la fortuna di essere cantata dai trovatori, i famosi rimatori provenzali? Uno di loro Aimeric de Peguilhan, viene esplicitamente evocato nella visita animata e i suoi versi sono intrecciati in un nostalgico canto in cui decanta la bellezza della nobildonna e compiange la morte in guerra del padre Azzo VI, anch’egli mostrato nel suo congedo dalla famiglia.