Hamlice. Saggio sulla fine di una civiltà

10 Maggio 2012 By Alessandra

… le persone si lanciano lettere di polistirolo gentilmente concesse dagli attori l’una addosso alle altre. Signore di una certa età si guardano attorno scandalizzate, uomini dal cipiglio severo tornano bambini, attori che si confondono tra il pubblico, una mischia incredibile.
Certo che detto così non sembra che stia parlando di uno spettacolo teatrale, ma Hamlice di Armando Punzo è libertà, totale e completa esigenza di espressione, una festa per gli occhi.
La scena si apre con un Amleto urlante, c’è un netto rifiuto delle imposizioni del Potere rappresentato da una corte grottesca e spettrale, immersa in un bianco gelido. Ci sono crolli, strutture di polistirolo cadono facendo rumore, Amleto viene guidato in un mondo sempre più strano dove compaiono i personaggi di Alice nel Paese delle meraviglie: siamo alla rovescia, il pubblico stesso si sente a disagio. Attori girano tra le poltrone con sguardi insistenti: nulla di sconcertante se non fosse per il paradosso vivente dei costumi di Emanuela Dall’Aglio. Il Bianconiglio dall’alto dei suoi tacchi 12 e con le sue orecchie rosa mi fissava e ha continuato a farlo per dieci minuti, quasi distraendomi dalla visione dei colori e dei monologhi che si alternavano sul palco senza un chiaro perché, con persone dai vestiti più stravaganti che entravano ed uscivano.
Dalla corte raggelata ai trasformisti del cattivo gusto, è un teatro nel teatro, si assiste a continui mutamenti in presa diretta.
La Compagnia della Fortezza è composta da detenuti attori, sono stati in grado di farsi valere con grande forza espressiva sulla scena: “Addio” urla Punzo al microfono, Amleto e Alice scompaiono, la sala resta sommersa di lettere, quelle lettere che rappresentano il grido di chi non vuole tacere, di chi è recluso nel carcere di Volterra e vuole esibire il suo dramma al mondo.
Si può dire di essere tornati bambini, a un livello primordiale dove non si cerca di dare senso a quello che si vede. Questo è quello che io intendo per “teatro subìto”, consigliato solo a persone dalla mente aperta per via della sua terribile sperimentalità. Claustrofobico.
Fino al 12 maggio alle 20.45;  domenica alle 16.
Teatro Verdi, via dei Livello 32, Padova

Biglietti dai 29 ai 7 euro.