Every Brilliant Thin
29 Marzo 2017Terzo ed ultimo appuntamento con gli spettacoli selezionati dal BANDO PER COMPAGNIE TEATRALI OVER 40, bando indetto dai Carichi Sospesi come provocazione e gioco nei confronti di un sistema che da tempo investe in bandi e occasioni di finanziamento rivolte esclusivamente agli Under 35.
Partner del progetto, fortemente voluto dall’Associazione Carichi Sospesi, sono Farmacia Zoo:è di Mestre e il Teatro del Lemming di Rovigo, ringraziamo inoltre per il supporto e la collaborazione Pierantonio Rizzato di TOP e l’associazione Gooliver di Padova.
EVERY BRILLIANT THIN della compagnia TRI-BOO TEATRO
di Duncan Macmillan
Traduzione e regia di Michele Panella
con Daniela D’Argenio Donati
Produzione Tri-boo in collaborazione con Sotterraneo
Suoni Giorgi Khositashvili
Ho scoperto il nuovo testo di Duncan Macmillan al British Council Showcase del Festival di Edimburgo nel 2015.
L’impatto è stato molto forte ed emozionante. Una drammaturgia come solo gli inglesi sanno produrre; un tema difficile – come quello della depressione – affrontato con estrema originalità, una scrittura che riesce a spingersi in profondità mentre con intelligente ironia e scarti repentini alleggerisce, tanto che il Guardian lo ha definito “The funniest plays you’ll ever seen about depression”, un controsenso che sintetizza perfettamente l’essenza di questo spettacolo che ripercorre la vita della protagonista attraverso i fallimentari tentativi di suicidio della madre: un “one woman show” in puro stile britannico dove l’interazione con il pubblico regala sempre momenti indimenticabili.
Dopo una lunga attesa all’uscita di scuola, la protagonista, che al tempo frequentava la scuola elementare, si ritrova in macchina con il padre. Un viaggio segnato da un lungo silenzio che termina all’ospedale, dove la madre è ricoverata dopo il suo primo tentativo (fallimentare!) di suicidio. Appena vede la figlia fuori dalla sua stanza, la madre, con un filo di voce, riesce a dire solo un “non lei!”. Da questo momento, la protagonista, deve trovare il modo di reagire. Il senso di colpa comincia a insinuarsi dentro di lei. Deve trovare un modo per superare questo profondo turbamento e reagire e, sempre all’ospedale, trova il modo: scrivere una lista di tutte le cose per cui vale la pena vivere. Le prime 10 cose le scrive di getto. 1) Gelato, 2) Gavettoni, 3) Rimanere sveglia dopo l’orario per andare a letto e avere il permesso di guardare la tv. 4) Il colore giallo. 5)Tutte le cose a righe. 6) Le giostre. 7) Gente che scivola. 8) Succo. 9) Cioccolato. 10) Anziani gentili che non sono bizzarri e che non hanno quello strano odore.
Le successive sono frutto dei suoi percorsi di vita da bambina a studentessa universitaria e poi da adulta. La lista segue di pari passo la costruzione della sua identità fino a quando riesce a capire quanto la lista avesse cambiato il suo modo di vedere il mondo.
“…se vivi tanto a lungo e arrivi alla fine dei tuoi giorni senza esserti mai sentito schiacciato, almeno una volta, dalla depressione, beh, allora vuol dire che non sei stato molto attento!”.