Dust (polvere)

5 Maggio 2015 By Elena Bottin

Music and sound creator Andrea Rizzi, visual designer Sara Caliumi e light designer Paolo Bonapace. In questa creazione non ci sono danzatori ma attori – in scena Fabrizio Molducci, Simone Maurizzi e Mario Coccetti – il cui gesto diventa il tramite di un pensiero reale che esula dall’estetica e dalla dinamica della danza. Dust, sperimentando tra diversi codici d’espressione artistici, si compone nell’azione contemporanea di più linguaggi, ognuno indipendente dall’altro e concorrente nel creare un’unità indispensabile che fonde tra loro LUCE, intesa come dimensione spaziale, CORPO, inteso come segno che trasforma i cicli di esperienze, e MUSICA, intesa come regia che unisce i vari linguaggi. I corpi in scena si rivolgono al mondo della danza, ma ancora più profondamente ai gesti attoriali, amplificando in una sorta di cortocircuito l’impatto narrativo ed emotivo della messa in scena; video e luci coesistono col compito comune di ricreare la dimensione spaziale/emotiva della scena, lavorando sull’essenzialità per esaltare il gesto attoriale; la musica è il tempo che regola lo svolgersi dell’azione/narrazione nello spazio, la forza invisibile che tiene insieme la materia. Il loro ricombinarsi contemporaneo, tra armonia e disarmonia, dà vita ad una realtà nuovamente unica, a tratti deformata e deformante, che fa riaffiorare una coscienza percettiva individuale, nello stesso tempo avvertita come molteplice a seconda della posizione dell’osservatore/spettatore. Attraverso la lettura di gesti semplici, quotidiani, fortemente emotivi ed emozionali, i “corpi attoriali” dei performers alternano fasi statiche e dinamiche, aperture e compressioni all’interno di una “struttura” definita da luce e musica: il gesto diventa il tramite di un pensiero reale che esula dall’estetica e dalla dinamica della danza. Il progetto è stato presentato al Reverb Dance di New York e a luglio sarà ospite al CCB (Center for Choreography Bleiburg – Austria).