Contro la messa a fuoco. La luce come quasi-cosa atmosferica

15 Aprile 2014 By Elena Bottin

Che abbaglia, immaginata, in assenza, soffusa, crepuscolare, che ha fatto sognare, che ha ispirato poeti e musicisti: la luce. Il filosofo Tonino Griffero fa della luce offuscata il mezzo per spiegare quella che lui chiama quasi-cosalità atmosferica, ovvero quel momento indistinto in cui le forme e i colori si confondono alla vista. Queste situazioni di vaghezza sono capaci in ogni caso di evocare particolari affordances (qualità fisiche di un oggetto che suggeriscono all’uomo come affrontarlo). La crepuscolarità e l’opaco creano immagini fuori fuoco per una concezione anti-illuministica che seducono nelle loro tonalità deoggetualizzanti.
Tonino Griffero sarà presente all’ incontro dal titolo “Contro la messa a fuoco. La luce come quasi-cosa atmosferica”. L’appuntamento fa parte della rassegna “Teatro Botanico. Incontri alla luce dell’Orto Botanico” curata Cristina Grazioli, docente di Storia del Teatro e dello Spettacolo e Storia della Regia teatrale al Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari (DISLL) dell’Università di Padova, in collaborazione con TPR – Teatro Popolare di Ricerca, che durerà fino a maggio.
Tonino Griffero è docente di Estetica all’Università di Roma Tor Vergata. Ha studiato all’Università di Torino, dove si è laureato in filosofia sotto la guida di Gianni Vattimo nel 1982 con una tesi sull’ermeneutica di E. D. Hirsch. È direttore di diverse collane editoriali: “Oltre lo sguardo. Itinerari di Filosofia” (Armando Editore, Roma), “Percezioni. Estetica & Fenomenologia” (Christian Marinotti, Milano), “Sensibilia” (Mimesis, Milano).