Cabarè veneto
22 Giugno 2012Il cabaret, nel Veneto, non ha una tradizione. Forse perché da sempre, la gente del Veneto è stata costretta a lavorare sodo se voleva campare e si è trovata nell’impossibilità di ribellarsi con discreta violenza alla propria condizione sociale, anche se, puntualmente, ha protestato con garbo, a volte eccessivo, per i disagi che ha dovuto subire in passato.
Tra questa gente saggia e attiva ha trovato un ambiente particolarmente fecondo una “cultura popolare” fatta di esperienze personali che non ha eguali e che può far testo o paragonarsi ad altre culture ben più declamate. Ne è una prova la fecondità del teatro semplice, fatto di piccole cose che esprimono concetti universali, un teatro “forte” per i caratteri che delinea, ma niente affatto violento. Il cabaret, invece, scaturisce dalla ribellione di uno spirito, è satira e, a volte, addirittura dissacrazione di valori universalmente accettati.
Il cabaret è libertà di espressione, è libertà di pensiero. E’ un genere di spettacolo che ha vissuto momenti di splendore in tutti i Paesi durante e all’indomani di ogni genere di oppressione, periodo che anche la gente del Veneto ha vissuto, ma al quale ha fatto fronte con una forza d’animo eccezionale, al quale ha reagito con fermezza, ma senza trascendere i limiti di una grande dignità.
In questo mondo Veneto, due padovani: Remigio Ruzzante e Roberto Soldan, hanno realizzato il loro “cabaret”, proponendosi di mostrare lo spirito della loro gente anche sotto l’aspetto misconosciuto della polemica.