Assassinio nella cattedrale

3 Giugno 2013 By Elena Bottin

Regia Martino Frizziero, luci Roberto Raccagni, musiche di Igor Stravinskij
Costumi dell’Associazione Peraga Medioevale e della Pro loco di Santa Maria di Sala.
È un dramma contemporaneo, ma allo stesso tempo è una sacra rappresentazione, ambientata in un luogo “vero”, negli esterni e negli interni della chiesa medievale degli Eremitani, in centro a Padova. L’opera di Thomas Stearns Eliot sarà rappresentata dagli studenti del Liceo scientifico Romano Bruni di Padova come una rievocazione medievale: scene sul sagrato della chiesa, sull’altare, a metà chiesa, con un’interazione totale tra azione scenica e luogo della rappresentazione. Il sacrificio dell’arcivescovo Thomas Becket (impersonato dallo studente Nicolò Giraldo) si compirà sull’altare maggiore, sotto il crocifisso di Niccolò Semitecolo. Il dramma di Eliot è frutto del laboratorio teatrale del Liceo padovano, che da vari anni a questa parte si concretizza con la rappresentazione di classici del teatro contemporaneo: negli ultimi anni Il marito ideale don Chisciotte il Miguel Manara di Milosz. Il lavoro di regia dura tutto l’anno scolastico, sia per la messa in scena che per un adeguato approfondimento interdisciplinare del testo. Sono coinvolti circa 25 ragazzi di tutte le classi. Thomas S. Eliot scrive l’Assassinio nella cattedrale nel 1935. Impressiona pensare al contesto storico e politico del nostro continente di quegli anni. Di lì a poco i totalitarismi, già affermatisi, mostreranno completamente il loro volto disumano e terribile. E impressiona che la prima opera teatrale del poeta americano, britannico per elezione, sia la storia di un martirio avvenuto nel dicembre del 1170.
Di che storia si tratta?
Becket fu cancelliere del re inglese Enrico II Plantageneto e addirittura, mentre questi era impegnato in Francia nella difesa dei suoi possedimenti feudali: di fatto resse il potere. Ma Tommaso nel 1162 divenne arcivescovo di Canterbury e si convertì completamente alla vita cristiana e anche agli “interessi” della Chiesa. Il contrasto tra il re e l’arcivescovo, prima quasi fratelli, divenne molto aspro. Nel 1163 Tommaso é al concilio di Tours in Francia, e re Enrico stabilisce che i tribunali civili abbiano il diritto di deliberare sulle decisioni dei tribunali ecclesiastici e di processare anche gli appartenenti al clero. L’arcivescovo non approva, non riconosce le leggi del re, scomunica quanti in questo modo si impadroniscono dei beni della Chiesa, lancia l’anatema sugli ecclesiastici che si mostrano conniventi con Enrico. Così Tommaso è costretto a rimanere in Francia. Rifugiato. Per sette anni. Poi nel 1170 sembra possibile una rappacificazione e l’arcivescovo Becket torna tra il suo popolo e i suoi sacerdoti a Canterbury. Ma torna anche tra i suoi nemici.
Qui inizia il dramma di Eliot, qui inizia il dramma di Becket. Perché andare incontro a morte certa? Quali sono i motivi di una morte? E di una vita? Queste le domande in cui si consuma il sacrificio. Cosa pensa e vuole il popolo? Si possono barattare la pace e la tranquillità della vita con il suo significato? non è meglio restare in disparte ed essere felici del fatto che nulla accada? Cosa desiderano i sacerdoti? La paura del nemico sconfigge la fede e la speranza? O queste sono parole in cui credere, ma impossibili da vivere?
E Becket dove ripone la sua speranza? Non c’è un’altra strada per mettere a posto le cose tra lui e il re? Perché andare incontro alla morte? E se fosse assassinato credendo di essere un eroe, la sua anima non sarebbe perduta per sempre nell’abisso infernale della superbia? E così ogni sua azione, apparentemente santa, sarebbe in verità compiuta per un motivo sbagliato.
Eccoci dunque tornati al 1935 al cospetto della storia. Vale la pena scoprire perché vivere e perché morire. Quale sia la vera pace e come raggiungerla. Anche oggi nel 2013, le provocazioni e le ragioni lanciate da Eliot ci mettono al lavoro.