Aggiungi un posto a tavola

9 Febbraio 2015 By Elena Bottin

scritta con Iaia Fiastri
musiche Armando Trovajoli
coreografie originali Gino Landi
regia e coreografie riprodotte da Fabrizio Angelini
con Gabriele De Guglielmo | Carolina Ciampoli | Tommaso Bernabeo | Gaetano Cespa | Simona Patitucci
“Andavo al cinema, andavo a teatro, compravo libri nella speranza di trovare uno spunto che per associazione mi facesse venire l’idea giusta per uno spettacolo.
Una volta, alla stazione Termini, trovai un libro che mi colpì perché la copertina era molto carina: c’era un giovane prete con i capelli biondi e lunghi, con una faccia simpatica. Si intitolava Dopo di me il diluvio (scritto da David Forrest, pseudonimo scelto da due scrittori inglesi: David Eliades e Forrest Webb).
Era una storia di fantapolitica alla Gogol’, ma quello che mi accese la lampadina era l’idea che Dio telefonasse ad un prete per organizzare un secondo diluvio e ne parlai entusiasta a Garinei e Giovannini e così ci mettemmo a scrivere la commedia”.
Iaia Fiastri

Un monumento nazionale: ecco cos’è questo spettacolo.
Il primo lavoro che ho visto a teatro, nella sua edizione originale (avevo 11 anni), e che probabilmente mi ha fatto decidere quello che avrei fatto da grande… Che in qualche modo mi ha accompagnato nel corso della vita, e che ora il destino ha voluto mettere nelle mie mani… Non c’è molto da dire: massima umiltà e rispetto, con il doveroso timore che si può avere nell’accostarsi ad un capolavoro del Teatro italiano. In un momento difficile come quello che stiamo vivendo, noi come teatranti mettiamo la nostra passione, l’entusiasmo e la professionalità al servizio dello spettacolo. Nessun migliore auspicio che le parole di Garinei & Giovannini in un’intervista del 9 maggio 1975 a Renzo Tian per “Il Messaggero”, al termine della prima trionfale stagione di repliche: “Forse lo spettacolo ha toccato le corde giuste al momento giusto. Parlava di un diluvio mentre eravamo dentro un ciclone; mostrava un barlume di luce mentre eravamo nel buio di un tunnel, e finiva su una nota di speranza e di solidarietà. Sono cose che contano, in tempi di egoismo e ostilità feroci. Una cosa è certa: la gente esce dallo spettacolo contenta, sollevata. Sembra che ciascuno si porti via una fettina di gioia, di fiducia”.
Fabrizio Angelini