Villan People – La solita malastoria
15 Ottobre 2012
Tempi schiodati, i nostri: le esondazioni e i terremoti distruggono i fieri capannoni che avevamo innalzato a sfidare gli dei, il nostro fugace benessere ci puo` essere tolto in ogni momento. Abbiamo osservato con cura il panorama del nostro Veneto, per non restare accecati abbiamo indossato le lenti fabbricate, secoli fa, da Angelo Beolco, detto Ruzante. Grazie a questo filtro siamo riusciti a scoprire una rete di storie, forse non rassicuranti, ma vive. Nel deserto globalizzato della grande pianura padana si aggirano scampoli di umanita` feroce, invidiosa, affamata anche quando e` sazia. Uomini che invidiano chi ha piu` di loro, che desiderano ferocemente quello che non hanno, che non hanno mai quello che desiderano, che sia amore, sicurezza, denaro o roba. Il crimine non li spaventa, le regole sociali non li fermano, sono Villani: brutti, sporchi e cattivi. I nostri protagonisti vengono dalla cronaca nera quotidiana, ma non sono mostri, illuminano anzi le strutture profonde di questo nostro fortino di polenta e costicine di maiale: le storie che si stendono sul lettino dell’anatomopatologo sono terribilmente semplici, anche se non banali. Alvise e Menato (nomi falsi, per proteggere la privacy), sono autisti di furgone trasporto valori, decidono di compiere un’audace rapina al proprio carico, per poi sparire in un paradiso fiscale e legale, a fare “vita da ricchi”. Il piano fallisce miseramente, per goffaggine e balordaggine, e i due compari finiscono in galera. Gnua, la compagna di Angelo, lo abbandona per andare a vivere con un vecchio ricco avvocato, tutto SUV e viagra. Uscito di galera, Angelo tenta di riprendersi la donna, o almeno qualche euro, ma l’alcool e la rabbia fanno precipitare la situazione. Altre storie si intrecciano con questa: come quella di Angelo, bodyguard che finisce a fare il contractor in uno stato canaglia dopo un “incidente” in discoteca, o il passato della Gnua , che ha tentato una carriera televisiva, ma e` finita per fare la escort, per “necessita`”. I nostri eroi parlano una lingua mista, una koine` di dialetto veneto della grande metropoli, inglese scolastico e da canzoni pop, e italiano da fiction tv. Potrebbero essere felici, in fondo, ma sono macinati nella grande macchina del desiderio che prende tutti e sbatacchia qua e la` la gente, come in preda a un gran vento: ognuno puo` essere cio` che vuole, ma nessuno piu` sa cosa vuole. Lo sguardo che gettiamo sui protagonisti non e` di superiorita`: ci riconosciamo in loro, vediamo nei loro motori quelli che muovono anche noi, la bestia che li muove e` la stessa che si agita in noi, ancora in catene, per il momento. Li riconosciamo come fratelli, nella vulnerabilita` e nella capacita` di assorbire i colpi della sorte, nel desiderio di vita che li muove costantemente, nell’ansia disperata di essere felici, e nella grande confusione.