Un principe, una volpe, una rosa

1 Dicembre 2011 By

Un cerchio, il pubblico intorno, gli attori nel mezzo, la trasformazione come esigenza profonda. “un principe, una volpe, una rosa” nasce da una consapevolezza: in ogni persona vivono un Piccolo Principe e i bizzarri personaggi che caratterizzano l’opera di Antoine de Saint-Exupéry. C’è chi crea il deserto, per allontanare da sé un’umanità priva di fantasia; chi rinuncia all’amicizia, perché ha paura di sbagliare e di ferire gli altri; chi non riesce a dire ti amo e nasconde i sentimenti nell’arroganza. Addomesticare è doloroso. Si rischia di piangere quando, messi a nudo, si rimane soli, a guardare la persona amata andarsene. Vediamo un principe tornare al suo pianeta, una volpe che lo lascia partire senza rimpianti, una rosa che impara ad amare a prescindere da ogni tornaconto personale.
Gli attori si calano in questa esperienza senza un’identità precisa, pronti ad assumere forme diverse, a trasformarsi in ogni personaggio del testo: le parole come strumento per raccontare loro stessi, il corpo per creare immagini, seguendo una musica che accompagna e sostiene. Un teatro povero, senza un luogo definito, una luce particolare; conta solo l’attore e il suo mondo interiore.