Squash

15 Ottobre 2012 By

Farsa del rovescio o commedia burlesca, “Squash” deve il titolo allo spazio in cui si ambienta, una palestra adibita al gioco dello squash, un muro su cui far sbattere una pallina, un gioco che ci riporta all’infanzia (lanciare una palla contro un muro perché ritorni indietro rimbalzando) e che è diventato, nel tempo, un simbolo del rampantismo. Due donne, una prostituta e una casalinga, sono state convocate in questa palestra per un colloquio di lavoro. Non si sa di che lavoro si tratti e neanche in cosa consista la prova. Ma di quel lavoro, qualsiasi esso sia, ne hanno tutte e due un estremo bisogno e farebbero di tutto pur di ottenerlo. L’esaminatore, fin dalla sua entrata in scena estremamente impacciato, utilizzando un linguaggio improbabile simil-manageriale, somministra prove senza offrire mai indicazioni definitive sulle reali richieste dell’Azienda che impiegherà, sia chiaro, solo una delle due concorrenti. Un progressivo gioco al massacro in cui viene estratto il peggio della natura delle due candidate. L’ultima prova, un’immaginaria partita di squash, rivela però la finzione e la tragedia dell’intera situazione: il vero candidato ad un posto di lavoro è l’esaminatore che è a sua volta esaminato da una commissione che sta dall’altra parte del muro dello squash (il pubblico). Metateatro e tragedia grottesca, farsa sociale e denuncia dell’atroce catena dello sfruttamento. La nostra contemporaneità.