Opinioni di un Clown (Compagnia Quartaparete)

20 Dicembre 2012 By

…Come si e’ gonfiato il ginocchio, non ci voleva. Dovrò’ stare fermo per qualche mese. Se rinunciassi completamente al bere, sarei di nuovo ad un livello che il mio agente definisce “un buon gradino al di sopra della media.” Fosse per me farei anche smorfie da buffone davanti a massaie cattoliche o infermiere protestanti, il guaio e’ che queste associazioni hanno un infelice concezione dell’onorario. Ho piena coscienza dei miei fili da marionetta, mi vedo su quel palcoscenico, ubriaco e con il ginocchio sbucciato, sento quel mormorio di compassione, e mi sento un verme… tanta compassione non la merito nemmeno. Voglio solo riavere Maria. L’idea che Züpfner possa stare a guardarla mentre si veste o che osservi come avvita il coperchio al tubetto del dentifricio mi fa star male. Non riesco a immaginare che faccia ’la cosa’ con Züpfner. Non potrebbe fare con lui nulla di ciò che ha fatto con me senza sentirsi una traditrice o una prostituta. Nemmeno imburrargli il pane…
Drammaturgia e regia di Chiara Tietto;
musica dal vivo di Luca Bronzato;
i clown: Lara Braga, Ilaria Beltrami, Andrea Bertagnoli, Cristina Fasoli, Domenico Lapenta, Manuel Moreno, Andrea Pellizzari.
’Sono un clown, definizione ufficiale: attore comico, non pago tasse per nessuna Chiesa, ho ventisette anni e uno dei miei numeri si chiama ’arrivo e partenza’.’
Note di regia:
’L’idea di mettere in scena Opinioni di un Clown nasce da un vero e proprio colpo di fulmine. Quando lessi per la prima volta il libro, subito pensai ad una messa in scena, era come un sogno nel cassetto. Già’ nel 2003 quartaparete propose una versione drammaturgica del testo, che oggi trova una maggior maturità’. L’enorme difficoltà di questo lavoro sta appunto nella stesura del testo, e nell’adattamento registico. Nel nostro allestimento, non esiste un attore che interpreta il personaggio principale, ma in scena ci sono sette clown che trovano abbandonata una valigia. Sulla valigia l’etichetta porta il nome di Hans Schnier, famoso clown tedesco. Tutti sanno chi è, perché lui gira in tutti i teatri della Germania, ma di lui ora racconteranno la sua storia più intima e privata. E’ un continuo scambio di ruoli, tutti vogliono essere Hans Schnier, anche per pochi istanti, e tutti a modo loro subiranno la struggente malinconia della sua esistenza, non perdendo mai di vista la natura del clown. (…) Per circa quattro mesi abbiamo lavorato in laboratorio, prima ricercando il nostro clown, poi improvvisando sulle scene del libro. Mano a mano che le scene si delineavano abbiamo lavorato altrettanto tempo alla messa in scena. (…) Il tutto accompagnato dalla musica dal vivo composta e suonata da Luca Bronzato. La spinta ad iniziare questo lavoro l’abbiamo cercata in un laboratorio sulla comicità’ guidato da un attore e registra straordinario, Paolo Nani, un artista di fama internazionale. Ci ha guidato dentro il suo mondo per tre giornate intere. A lui dobbiamo la sorpresa, che ci ha aiutati davvero a ritornare bambini. Abbiamo improvvisato molto, allenandoci all’imprevisto e abbandonandoci al “nonsenso”. E’ stata un’esperienza divertente, che ci ha dato molti spunti di lavoro. Il risultato di tutto questo sudore spetta a voi giudicarlo’.