Nabucco

28 Dicembre 2012 By

La riproposizione che Stefano Poda ha fatto del Nabucco con la collaborazione dell’Orchestra e del Coro del Teatro G. Verdi di Trieste è profondamente diversa da quanto il libretto di Temistocle Solera ha sempre promesso a intere generazioni di appassionati: non ci sono i bellissimi orti pensili di Babilonia, non c’è traccia di porte o di sontuose parate militaresche, ma c’è solo una prigione dotata di finestre che lasciano filtrare un po’ di luce. Protagonisti assoluti della scena gli Ebrei, che con l’accorato lamento ’Va, pensiero, sull’ali dorate’ esprimono il loro dolore per una patria lontana e impossibile da raggiungere: sembra un ben triste scenario che offre solo presagi di morte e sventura. Il regista è favorevole a un’interpretazione libera: ognuno può accostare i riferimenti visivi alla realtà conosciuta e le nere giacche in pelle indossate dagli Assiri unite a cipigli marziali ricordano molto l’abbigliamento dei kapò nazisti. La Bibbia viene trasposta nella contemporaneità: Zaccaria, Ismaele, Fenena, Nabucco vengono rivisitati in una prospettiva più intimista, quasi romantica. Abigaille, forte del consenso del Gran Sacerdote di Belo, si fa portavoce della tradizione assira: la interpreta Sorina Munteanu, la quale, con la sua ricca gamma espressiva, sovrasta per intensità e pathos tutte le altre voci.
La musica che regna nella sala non ha bisogno di libretti per essere apprezzata: la condizione di sacralità che avvolge ogni cosa non lascia spazio a commenti o critiche, semplicemente conduce con sè idoli nuovi che non siano Jeohva o Belo, ma quelli strettamente collegati alle note. Il cast, di provenienza internazionale, ha dato ottima prova della sua bravura: Nabucco, il vanaglorioso che si arroga il diritto di essere Dio, è interpretato da Carlos Almaguer, il quale risalta per l’intensità che mette nel canto.
Questo spettacolo, privo di ogni sovrastruttura, protesta contro l’eccesso del giorno d’oggi: è in se stessi che va ricercata la pace interiore, le schiere armate non servono a nulla, la violenza non porta a niente. Nabucco ci insegna una nuova sensibilità e il successo che l’opera ha raccolto a teatro – la sala era piena – dimostra che ci sono ancora casse di risonanza per questi lasciti di fede nella bellezza dell’arte. Unico nel suo genere.