La Commedia, di Emio Greco
2 Maggio 2012
All’uscita il pubblico ancora cercava di capire. Ma cosa è successo? Qualcuno ci ha forse drogato e legato alle poltroncine del teatro Verdi? “Io non ricordo nulla della giornata appena trascorsa.” “Nemmeno io, ma mi sento molto più leggero.”
E parlottii incessanti cercavano di districare questo innegabile mistero.
Vi do alcune coordinate, nella serata di venerdì 27 aprile al Teatro Verdi di Padova, quello dal sapore così antico ed elegante, si è cercato di dare un senso alla propria esistenza: Emio Greco e Pieter Scholter, responsabili della coreografia e della direzione, alla fine ci hanno un po’ preso in giro, ridevano.
Per realizzare la loro “Commedia”, hanno usato Dante come pretesto, ma alla fine ognuno può percepirlo “come vuole”. Sì, entriamo proprio in una dimensione soggettiva, lo spettatore non può fare altro che stropicciarsi gli occhi per controllare se quello che si muove sul palco sia vero. Chiedete a dieci persone quello che hanno visto, tutti daranno una risposta diversa.
Dico bene, spiegare quello che si muove non è facile, tanto più che è quasi impossibile descrivere con parole esatte quell’esplosione di corpi, quel guizzare di muscoli, quelle risate trattenute. I ballerini si presentano in forma stravagante, sono dei clown che ridono di noi, che ridono del pathos quotidiano. Meglio una scrollata di spalle, un atto comico.
In mezzo a trovate circensi surreali, passano i giorni della settimana e passa un’esistenza intera: come i gironi danteschi si arriva a un’ascesa, a una purezza, a una catarsi incredibile. Venerdì, sabato e domenica l’arena si riempie di colori e luci, il teatro si spegne, il pubblico si guarda intorno; mercoledì coi coltelli, l’aria si fa tesa, l’uomo che sgorga sangue trema a terra, il pubblico si acciglia; lunedì che cade a terra malinconico, e il martedì travestito con un sapore queer così aspro, un ballerino in mutande e parrucca ci saluta “Ciao”, e via con le contorsioni epilettiche. Potrebbe sembrare molto leggiadra questa frenesia di corpi, come se fosse una poesia in movimento, ma alla fine è quasi rock, scintillante e glamour, i sette ballerini che suonano il basso intorno all’albero del Bene e del Male: psichedelico.