Il vero amico

26 Giugno 2012 By

II vero amico, scritto da Goldoni nel 1750, appartiene al momento in cui l’autore dà avvio ad un frenetico ritmo produttivo di testi; in Francia fu al centro di un vivace scandalo letterario: Diderot, che venne accusato di averne attinto spunti per II figlio naturale, a sua volta accusò Goldoni di plagio nei confronti de L’avaro di Molière. Di fatto questo testo sembra apparentarsi a molto teatro europeo e in particolare all’ambiguità di Marivaux e sottende alla tipica comicità goldoniana, costruita sulla ripetizione di equivoci e sorprese, una sorta di sguardo cinico e disincantato sui personaggi che vengono esposti alla crudezza entomologica di una lettura non sentimentale di una storia di sentimenti. II vero amico Florindo si innamora corrisposto di Rosaura promessa sposa di Lelio, suo amico fraterno e vi rinuncia -o sembra farlo- per amicizia. Ma a guardare meglio ognuno dei personaggi ha un difetto: Lelio sembra amare più la dote che Rosaura e Florindo forse fugge da una Rosaura un po’ troppo spregiudicata. E così Goldoni fa per Beatrice, Ottavio e per tutti gli altri personaggi, li rovescia, mostrandone il lato d’ombra. D’altronde, dote delle figure goldoniane è proprio di essere aperte a scandagli di interpretazioni non incipriate. Su questo assunto poggia la costruzione dello spettacolo che intende leggere nel testo, aldilà di un apparente moralismo, la cattiveria che spinge la commedia fino all’allegra ferocia della confusione dei sentimenti.