Hate Mail

16 Gennaio 2013 By

Preston e Dhalia sono due persone profondamente diverse. Ma non perchè lui sia un facoltoso architetto e lei una squattrinata fotografa. Nemmeno perchè lui sia un pragmatico provinciale e lei un’ artista newyorkese. Sono irrimediabilmente diversi perchè sono un uomo e una donna. I loro rapporti ripercorrono tutta la gamma delle possibili intersezioni tra uomo e donna, si detestano, si scoprono, si vogliono, si amano e naturalmente si odiano.
Ogni volta che iniziano le prove di un nuovo spettacolo, sia che ne sia il regista o solo un attore, mi rendo conto che il testo di partenza è sempre un pretesto. Non lo dico per mancanza di rispetto nei confronti degli autori: è una considerazione a cui sono arrivato il giorno in cui ho dovuto spiegare ad un bambino che differenza intercorre tra un romanzo e un testo teatrale. La sua domanda: “ma se qualcuno l’ha scritto, che bisogno c’è di farlo dire agli attori?” La semplicità dei bambini è capace di folgoranti rivelazioni. Allestire uno spettacolo non significa trasporre le parole di un dialogo su un palcoscenico: significa mettere sé stessi al servizio di un’idea comune. In Hate Mail questo processo è stato accelerato perchè le parole di Preston e quelle di Dhalia sono le parole che un uomo e una donna non possono fare a meno di usare nella vita, vuoi come arma, vuoi come strumento di seduzione. Sono vita comune, esasperata, esagerata, parole scritte (i due personaggi non parlano realmente ma si scambiano lettere, biglietti, post-it) che portano in sè tutta la solitudine e l’ineluttabilità di una relazione. Il mio lavoro è stato cercare di capire le ragioni di questi personaggi, scavando sotto l’apparenza per non cedere alla tentazione di farli diventare facili stereotipi e nello stesso tempo scoprire così quanto potessero esser vicini agli attori nelle paure e nei difetti (che abbondano a discapito dei pregi). Rimanendo fedele a quel vecchio adagio secondo cui, se dirigere significa tracciare una rotta, allo stesso tempo lascia liberi gli attori di seguirla.” (Mauro Parrinello)