E Giuditta aprì gli occhi
27 Gennaio 2012
La vicenda ruota attorno alla figura di Matteo, costretto a mendicare a causa di una grave menomazione fisica. La sua già dura condizione è aggravata dal cattivo carattere della moglie Giuditta, che incarna tutti quei sentimenti negativi che, allora come oggi, rendono difficili i rapporti di convivenza fra gli uomini. Solo l’amore tenero e malinconico della figlia Antonietta e l’amicizia disinteressata di Pasquale, anch’egli invalido, riusciranno a far trovare un po’ di luce alla triste e oscura vita di Matteo. Fa da cornice alla narrazione, una pittoresca guerra per il controllo del ’territorio’ da parte dei mendicanti della città, in un avvicendarsi di situazioni quasi farsesche, al limite del surreale e di struggenti passaggi sentimentali, dai toni talvolta melodrammatici, che esprimono efficacemente la complessità e bellezza della vita. Spicca in particolar modo il personaggio di Giuditta con il suo egoismo mostruoso, la sua perfidia, la sua cupidigia tra tanti caratteri sapientemente delineati dall’autore e portati in scena con una sottile vena umoristica. Infatti, la figura umana, nella prosa di Carlo Lodovici, è carica di forza ed espressività: in tutte le figure che appaiono nella commedia fa trasparire una forte carica umana e giorni ormai trascorsi, quasi felici, trattando il presente ed il futuro difficile, con leggerezza e salutare largo respiro. L’azione si svolge a Venezia nel 1949, a1l’ indomani della fine del secondo conflitto mondiale. Naturalmente il dialetto non è quello usato dal Goldoni per le sue commedie, ma è un dialetto “annacquato’ a causa delle contaminazioni dei dialetti del vicino entroterra trevigiano e padovano.