Coppelia. Il ritorno della bambola animata, in versione spumeggiante

7 Maggio 2012 By

La cornice del Teatro Verdi di Padova, che nella serata di sabato 5 maggio ha ospitato il terzo evento della rassegna di Prospettiva Danza Teatro, nel mio immaginario si prestava alle più svariate curiosità: avevo letto tempo fa all’interno dell’antologia “Racconti fantastici dell’Ottocento” curata da Italo Calvino il racconto a cui si ispira il balletto; è “Der Sandmann – L’uomo della sabbia” di E.T.A. Hoffmann, stranissimo, a detta di Freud una vicenda “perturbante” ed angosciosa, che narra il desiderio dell’uomo di dare vita a oggetti inanimati come una bambola. Infatti Coppelia è una bambola, e il suo creatore, il dottor Coppelius, personaggio nero e cupo, si sente incompreso: deriso da tutti, è deciso a farsi valere con la forza del suo genio.
Ecco, le mie premesse di un balletto drammatico e ossessivo si sono volatizzate, il regista e coreografo Fabrizio Monteverde è riuscito a prendere un balletto di repertorio (è infatti dal 1870 che viene riproposto al Teatro dell’Opera di Parigi e in tutto il mondo continua a raccogliere un successo strepitoso) e a trasformarlo in una cosa nuova, assolutamente spumeggiante. Le musiche sono rimaste quelle originali di Leo Delibes, e il tema è uno di quelli che ha più colpito la fantasia dei coreografi, l’automa, la bambola meccanica. Monteverde per creare Bellezza si è servito di un corpo di ballo under21, la Compagnia Junior Balletto di Toscana la cui direzione artistica è affidata alla grandissima Cristina Bozzolini, di un costumista, Santi Rinciari, che ha portato il rosso e il bianco a sublime forza visiva e di una storia a cui ha dato quella leggerezza che nell’originale mancava. I ballerini da soli valevano lo spettacolo, passionali ed esuberanti, hanno ripreso con grande ardore gli entusiasmi giovanili dei protagonisti di questo paesino della Galizia, Frantz, Swanilda e i loro amici che si trovano invischiati in un delizioso intreccio di amore, gelosia e mistero. Le danze, tra cui mazurche e czarde, alternano momenti corali a passi a due d’amore che vedono la riconciliazione finale dei due protagonisti: è tutto un brio, un mix tra umorismo ed esuberanza, il gruppo delle bamboline è incredibilmente elastico, quasi come la loro gonna a balze bianca che si allunga e si accorcia a seconda della grazia e della volontà maschile.
Ottimo lavoro d’insieme, presenza scenica e grande padronanza tecnica, i difficili “epaulements” (sbalzi) sono sintomo di perfezione e agilità, è stato il balletto più bello che abbia mai visto.