Angiolo, quel diavolo di Caravaggio
15 Febbraio 2012
Con Angiolo, liberamente ispirato alle vicende umane e artistiche di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, Dal Pra’ crea un mondo in bilico fra realismo e sogno, ma impregnato di realtà che fa da sfondo all’avventura terrena del pittore che fu definito il Genio della Luce. In questa dimensione irreale fluttuano, furtivi e beffardi, i veri protagonisti dell’opera di Caravaggio: il Chiaro e lo Scuro, luce e buio, energie estranee al pulsare della vita nei quadri di Caravaggio eppure indispensabili, tratto caratteristico senza il quale le opere del Genio della Luce non sarebbero più così piene d’incanto. Delineati dal Chiaro e dallo Scuro, gli altri personaggi si muovono sullo sfondo di una Roma vorace che divora Bellezza, sia essa rappresentata dall’arte che dallo sbocciare fresco della giovinezza. In questo scenario scorrono le vite dello stesso Merisi e dei suoi amici: Onorio e Mario, modelli, amici, amanti, forse…;delle prostitute, che di Michelangelo sono insieme modelle e amanti da prendere e lasciare quando non servono più. Su tutti troneggia il cardinale Del Monte, mecenate e protettore del Caravaggio simbolo di una Chiesa che ha perso la via del Cristo e si è smarrita in un labirinto di piaceri troppo terreni. Da questo labirinto lo trae, forse salvandolo, la voce e la guida di Ludovico, sacerdote dal cuore puro che invano tenta di allontanare anche Michelangelo dall’abisso.