8 febbraio: il precoce Quarantotto padovano

3 Febbraio 2017 By Elena Bottin

Passato il 150° anniversario dell’ingresso del Veneto nel Regno d’Italia, entriamo nell’annuale ricorrenza dell’8 febbraio, che a Padova riporta alla memoria i moti di ribellione studenteschi e popolari ad un governo, come quello austriaco, che ben poco concedeva alle autonomie nazionali.
Ecco quindi la riproposta, da parte di Alessandra Brocadello e Carlo Bertinelli, di “È successo un 48 – Fasti e vicende del caffè senza porte”, una delle visite animate più collaudate, consacrate al ricordo della Padova ottocentesca, percorsa da fermenti risorgimentali e da folate di romantiche pulsioni verso la mondanità e l’apertura alla cultura scientifica e letteraria europea, che ha nel caffè Pedrocchi il suo cuore pulsante.
Le tre visite, programmate in collaborazione con i Musei Civici di Padova e il Caffè Pedrocchi, si terranno mercoledì 8, sabato 11 e domenica 12 febbraio, sempre alle ore 16, al piano nobile dello Stabilimento Pedrocchi di via VIII febbraio.

La storia

La Festa degli studenti è stata indetta l’8 febbraio del 1900, ricordando la fatidica giornata dell’insurrezione del 1848 che preannunciò i famosi (e sfortunati) moti risorgimentali che coinvolsero l’Europa intera e che si conclusero dopo un anno con la resa di Venezia. Di quegli scontri, scatenati da un gesto di arroganza di un soldato austriaco, che costarono sette morti tra giovani padovani e soldati austriaci e poi l’espulsione di 73 studenti e quattro professori, resta traccia tangibile nella sala Bianca del Caffè Pedrocchi, con il foro nel muro di una pallottola austriaca.
Lo spettacolo

La visita evoca la figura storica di Arnaldo Fusinato, studente-poeta e redattore del foglio settimanale Il Caffè Pedrocchi. Nella finzione scenica gli si accosta una misteriosa, giovane “matricola” che cela, sotto gli abiti maschili, fattezze femminili e ardori patriottici. Anche in questo caso si tratta però di un personaggio reale, la giovane rodigina Erminia Fuà, anch’ella poetessa di italiano sentire, che sposerà poi Arnaldo diventando benemerita conduttrice di gloriosi istituti femminili.
Ai due universitari viene affidato il compito di presentare il giornale edito tra il 1845 e il 1848, tratteggiando nel contempo la vita studentesca attraverso i versi umoristici de “Lo studente di Padova”, componimento poetico scritto dal Fusinato. Quello, per intendersi, che esordisce così:

“Studente, come insegna la grammatica
è il participio di studiare; ma
dacché un tal nome conferì la pratica
a chi frequenta l’Università
tutti sanno che il nome di studente
vuol dire – un tale che non studia niente”

Tra salotti e caffè, tra le poesie del Prati e le canzonature del dominio straniero, prendono vita le cospirazioni e si preparano i drammatici giorni della prima guerra d’indipendenza e delle eroiche resistenze, al ritorno degli austriaci a Venezia, che riscossero la solidarietà, almeno a parole, di tutti i patrioti europei e cantate nella celebre poesia dello stesso Arnaldo Fusinato “L’ultima ora di Venezia”:

“È fosco l’aere È l’onda muta!…
Ed io sul tacito veron seduta,
in solitaria malinconia,
ti guardo, e lagrimo, Venezia mia!”