Festa del Redentore
10 Luglio 2012
Da secoli la Sagra di Montemerlo viene festeggiata alla III^ domenica di luglio e precisamente nel giorno del Redentore, cosa inconsueta visto che il Santo Patrono del Paese è da sempre San Michele Arcangelo. Un’annotazione tratta dai registri parrocchiali rivela che la sagra ebbe origine nel 1576 a ricordo del giorno che segnò la fine della grande pestilenza che in quell’anno decimò la popolazione di Montemerlo. Il terribile morbo cessò infatti di causare vittime proprio nel giorno in cui a Venezia si celebrava tale ricorrenza. Pare che ad introdurre la tradizione nel nostro Paese sia stata una famiglia di origini veneziane trapiantata a Montemerlo e residente nella villa dei Capodivacca in via Roma. Per consuetudine era il suono delle campane a preannunciare l’inizio della sagra e ciò avveniva a partire dai tre giorni precedenti e per tre volte al giorno (mattina, mezzogiorno e sera). Per l’occasione le campane venivano suonate a festa con un sistema particolare; il campanaro (tra cui l’ultimo Luigi Bellini detto Gigio Campanaro) saliva in cima al campanile e legava una corda ad ogniuno dei tre battacchi, poi si legava ad una gamba la cima di una delle corde e teneva in mano le altre due. In quel modo eseguiva un motivetto allegro e molto ritmato. Le tre sere precedenti all’inizio, i membri della Banda Musicale provvedevano inoltre ai botti con il carburo fatti sul colle in segno di allegria. Specialista era Benato Carlo, detto Tegojna Ròco. La sagra di un tempo durava dal sabato al lunedì ed era un appuntamento molto sentito. Vi partecipava tutto il paese e molte persone venivano anche dai paesi vicini; i giovani ne approfittavano per corteggiare le ragazze in un clima di allegria e di festa. La sagra di Montemerlo era comunemente detta sagra dei peri, vista l’abbondanza di quei frutti sulle bancarelle, o anche, in senso ironico, sagra dee canagoe, dato che si svolgeva nel periodo della mietitura del grano e il sole forte di luglio le evidenziava sul collo dei contadini. La sagra era localizzata nei dintorni della chiesa vecchia, ma si può dire andasse dall’osteria di Alcide Dalla Montà (ex Bar Carlotto) a quella di Ciano Meggiorin. Lungo la strada vi erano bancarelle di frutta, ceste per l’uva, attrezzi agricoli e utensili per la casa. Immancabile la bancarella dei dolciumi, dove si vendeva “la sagra”, cioè pevarini, tiramolla, zaètti, buzzolà. I bambini poi guardavano con desiderio i banchi con i “cucchi” di terracotta, i “visci” di latta, i cavallini di cartapesta e le bambolette di pezza. Immancabile la presenza della “Betta dei cucchi”, con la sua povera mercanzia fatta di piccoli manufatti in legno e la “pesca americana” che prometteva vincite strepitose. Le osterie preparavano le loro specialità, dai risotti e il baccalà di Munaro e la Rosalia, alla trippa di Ciano Meggiorin. Molti in occasione della sagra invitavano i parenti. La giostra era solo una e di solito si metteva in ’corte’ dalla Rosalia, da Ciano Meggiorin o, più di recente, sul piazzale del colle, dietro al monumento ai caduti. Era la giostra dei cavalli che funzionava proprio grazie a un cavallo che per tutto il giorno tirava una fune girando in tondo. In ’corte’ dalla Rosalia e da Ciano Meggiorin si esibivano anche delle orchestrine o più semplicemente dei suonatori di fisarmonica. La gente cantava e alcuni ballavano. La musica si espandeva per il paese, diffondendo allegria e buon umore. Anche il cinematografo ambulante faceva tappa a Montemerlo in periodo di sagra. L’operatore montava lo schermo nella corte di qualche osteria e chiudeva con dei teli tutt’intorno per far pagare il biglietto. Inutile dire che i ’portoghesi’ non si contavano. A volte si fermava pure il circo che arrivava con i carrozzoni trainati da cavalli. Anch’esso veniva piantato in ’corte’ dalla Rosalia o da Alcide Dalla Montà. I musicisti della Banda organizzavano la Pesca di Beneficenza accanto alla chiesa proprio davanti alla boaria di Titon. I ragazzi della filodrammatica preparavano i biglietti e li arrotolavano, poi le giovani ricamatrici, allieve di Ermenegilda Espen, soprattutto le più carine, si dedicavano alla vendita. La Banda Musicale, in quel giorno, si esibiva di fianco alla chiesa (accanto alla lapide di Giobatta Capodivacca, sull’apposito palco montato per l’occasione. Lo stallo per moto e biciclette veniva fatto da Andriolo, vicino all’Arena (che all’epoca non c’era ancora) o da Bellini, di fronte all’Osteria di Ciano Meggiorin. Di contorno alla Sagra c’erano innumervoli sbornie e qualche zuffa tra compagnie di giovani; immancabili quelle tra ragazzi di Montemerlo e baruffanti di Rovolon, per questioni di ragazze. La Sagra finiva con la cuccagna e la rottura delle pignatte, che veniva fatta di fronte alla vecchia canonica (attuale cortile dell’asilo).