Recensioni fumetti

ortolani Leo Ortolani
Venerdì 12

Le origini
Panini Comics

La seconda, minore, creatura dell’enfant prodige del fumetto comico italiano trova finalmente spazio in una testata tutta sua, o meglio in alcuni speciali “presentati” dall’ormai celebre Rat-man.
Venerdì 12 infatti è la serie che con poche pagine a numero ha accompagnato molti “rattomani” nella lettura della Rat-man collection. Per la prima volta Venerdì 12 e la sua allegra combriccola è apparsa nel lontano 1996 sulla rivista “L’isola che non c’è” per poi approdare solo in un secondo tempo sulle pagine del “ratto nazionale”.
Venerdì 12 narra la storia di una tremenda maledizione che colpisce Aldo, innamoratissimo di Bedelia, bellissima ragazza di facilissimi costumi (a parte ovviamente che con lui). Aldo deve fare il regalo di compleanno alla sua bella; entra in un sinistro negozio dove un uomo altrettanto sinistro gli offre gratuitamente un carillon con una sola raccomandazione: se sarà regalato ad una donna che non ricambia l’amore si tramuterà in una creatura ripugnante. Ovviamente succederà tutto questo. Aldo-mostro si ritirerà nell’ultimo piano di un grattacielo con l’unica compagnia del “fido” Giuda, maggiordomo di cui ci si può fidare ciecamente, basta sentire il nome…
Le gag del fumetto sono in pure stile Ortolani, dirette, esilaranti, senza alcun pudore… tutto quello che rende Venerdì 12 un ottimo fumetto umoristico. Nel primo speciale sono raccolte ben 10 storie, il che vuol dire che, facendo due calcoli, in 4 0 5 numeri (dipende da quando Leo deciderà di porre fine alle triste avventure di Aldo). Intanto gustiamoci questa uscita e speriamo che presto sarà seguita da altre!
Francesco Verni

lonewolf Kazuo Koike & Goseki Kojima
LONE WOLF & CUB vol. 1

Planet Manga

Pochi sono i fumetti che dal Giappone hanno raggiunto l’occidente conquistando gli appassionati, uno di questi è sicuramente “Lone wolf & cub”.
Da anni si attendeva l’uscita di questo fumetto anche in Italia e finalmente eccolo ben disposto sugli scaffali delle fumetterie e delle edicole il volume nel suo formato originale, anche con la lettura a “opposta” alla giapponese. Gli autori sono Kazuo Koike alla sceneggiatura e Goseki Kojima ai disegni, la “coppia d’oro” del fumetto giapponese.
Pubblicato in Giappone dal 1970 al 1976 narra, con perizia di riferimenti storici, le vicende di un samurai senza padrone ramingo (ronin) che porta sempre con sé una culla a rotelle con un neonato dentro. L’ambientazione classica è quella del periodo Edo giapponese, durante il quale regnava la dinastia Tokugawa, e più precisamente nella metà del XVII° secolo.
La sceneggiatura di Kazuo Koike è tra le più complesse della storia del fumetto e solamente un disegnatore estremamente dotato come Goseki Kojima poteva riuscire a metterla su carta. Solo per immaginare la complessità dell’opera, acclamata da tutti indistintamente come uno dei pochissimi capolavori indiscussi del mondo dei fumetti, basta pensare che l’opera è composta da 28 volumetti giapponesi, ovvero, facendo due conti, da più di 8000 tavole.
L’opera viene presentata in Italia dalla Planet Manga che ha deciso, con poco criterio, per una pubblicazione bimestrale, questo significa che potremo leggere la fine solamente nel 2008!
Francesco Verni

fumettopalestinaJoe Sacco
Palestina, reportage a fumetti

Mondadori

Un reportage a fumetti, così recita il sottotitolo del mastodontico volume opera del giornalista-disegnatore Joe Sacco; Palestina, il titolo che campeggia su sfondo bianco in testa alla copertina e il luogo in cui tutto avviene, di cui si racconta.
Più di 280 tavole disegnate tra il ’92 e il ’94 con un segno naif tutto trattini e lineette, carico d’attenzione ai particolari, meticoloso fino allo stremo per ricreare quei posti, quei visi che l’autore ha conosciuto negli oltre due anni di ricerca sul campo. Un disegno che va prima allo stomaco per poi passare al cervello, un’opera complessa, difficile perché è difficile seguire tutte le sofferenze e le idee dei protagonisti intervistati senza esserne toccati nel profondo. Non si può rimanere indifferenti ai racconti di una madre che piange i figli uccisi, ai pestaggi, agli anni di reclusione di gente innocente perché stiamo leggendo un fumetto, non un libro, non leggiamo solamente le parole ma le sentiamo pronunciare, vediamo gli occhi carichi di pianto, di rassegnazione, di odio di chi le pronuncia.
Attraverso le esperienze raccolte nei campi profughi e nelle città della Terra Santa, Sacco ci racconta la storia del rapporto tra due popoli, israeliano e palestinese, che vivono nella stessa terra e lottano per tenerla o per averne altra, ma è una lotta strana fatta di odio insanabile, di pietre contro mitragliatori, di autobombe e repressione cieca, di continue provocazioni, di reti di filo spinato e di case demolite di notte, di profughi e di coloni, di estremisti e di gente allo stremo. Quello che è inspiegabile, quello che più deve far pensare, è che tutti dicono di volere la pace, nelle ultime tavole l’autore ragiona così: “Sì, sì, vogliamo tutti la pace, qualsiasi cosa essa sia, ma pace può significare molte cose diverse, e non viene descritta allo stesso modo da tutti quelli che la auspicano…”. Un’opera bellissima che riesce ad insegnare e informare su di una ferita ancora aperta che la storia sembra non riuscire ad rimarginare.
Francesco Verni

gargantua1Dino Battaglia & Rabelais
Gargantua e Pantagruel

Alla Fine degli anni ’70 sulle pagine de “Il Giornalino” fanno la loro comparsa le prime tavole di Gargantua e Pantagruel, firmate Dino Battaglia. In piena maturità artistica il maestro veneziano decide di compiere un azzardo: trasporre in fumetto un monumentale classico della narrativa rinascimentale, caposaldo della letteratura comica. Dai cinque volumi del pungente monaco François Rebelais, definito da Balzac “il più grande spirito dell’età moderna”, Battaglia trae un centinaio di tavole entrate a pieno titolo nei classicissimi del fumetto mondiale.
Riuscire a riassumere l’enorme mole narrativa del romanzo è un’impresa ostica e ardua, ma ancora più difficile è catturare l’anima del linguaggio espressivo dell’autore francese, in cui la figura retorica fa da padrone in un continuo gioco tra significati e significanti atti a demistificare un mondo della scrittura distante dalla realtà, a mostrare un’altra faccia delle lettere capace di far satira e divertire. Nelle figure dell’artista ritroviamo tradotto in disegni il linguaggio forte e debordante del monaco francese, il segno preciso e pulito ripercorre le vicende dei due giganti con intelligenza, fantasia e libertà; le iperboli Reblaisiane vengono rivisitate con potenza grafica espressiva specifica di questo linguaggio fatto d’immagini oltre che di parole. Ogni tavola è unica per la varietà e la fantasia dell’organizzazione grafica delle vignette e dei baloons, impreziositi dalla colorazione ad opera della moglie Laura, splendido accordo di più tecniche, dal pastello all’acquerello.
Un grande romanzo a fumetti, sintesi e rilettura al tempo stesso, capace di divenire un classico per la sapienza e la bravura dell’autore in grado di unire con intelligenza fantasia, tecnica e cuore, perché, come dice Rebelais, “meglio è di risa che di pianti scrivere, ché ridere è soprattutto cosa umana”.
Francesco Verni

1 Commento

  1. Valentina Parmiani 30 gennaio 2015 at 18:38

    Vorei sapere dove posso vedere il museo dei fumetti

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