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Santa Giustina in Colle


L’antico agglomerato conservò fino al 1138 il titolo di “pieve”, con giurisdizione sempre più ridotta; poi, con il favore del vescovo che possedeva un castello nel vicino territorio di S. Giorgio delle Pertiche


CHIESA

L’antico agglomerato conservò fino al 1138 il titolo di “pieve”, con giurisdizione sempre più ridotta; poi, con il favore del vescovo che possedeva un castello nel vicino territorio di S. Giorgio delle Pertiche, la chiesa di quest’ultima comunità divenne “pieve” e S. Giustina in Colle una sua filiale.
Leggendo la relazione della visita pastorale del 20 ottobre 1535, compiuta dal vescovo di Padova cardinale Nicolò Pisani, notiamo che la chiesa era provvista di tre altari e di una campana, mentre nella relazione del 13 luglio 1581, essendo rettore Francesco Mattia, gli altari erano cinque. Addirittura, nella visita apostolica del vescovo di Verona – delegato del cardinale Augusto Valier – l’edificio era definito “grande, a tre navate, con soffitto a capriate”. Disposizioni susseguenti dei vescovi di Padova, nel 1581 e 1587, fecero ridurre gli altari a tre. Dopo la visita pastorale del 1616, si ricorda un incendio sviluppatosi nella sacrestia, che distrusse ogni cosa, compresi i registri canonici.
Con i secoli, l’antica chiesa andò deteriorandosi: prima venne ricostruito il campanile (1864) in forme gotiche, come doveva essere tutto il nuovo complesso; poi – benedetta la prima pietra il 9 luglio 1893 – il sacro edificio, eretto a tempo di record in stile rinascimentale su quello più antico, del quale mantenne la forma a tre navate e l’orientamento da levante a ponente, fu inaugurato il 5 maggio 1895: all’interno vi sono cinque altari, due in marmi policromi dei Seicento, alcuni dipinti di pregio (specie la pala centrale) e l’organo “Malvestio”, con 1200 canne. Venne consacrato il 5 ottobre 1907 dal vescovo di Padova Luigi Pellizzo. Nel 1925 gli fu aggiunta l’abside ed il 9 luglio 1931 fu consacrato il nuovo altare maggiore.
A fianco della chiesa, nel 1945, sono caduti, vittime della guerra e dell’odio nazista, il parroco don Giuseppe Lago, il cappellano don Giuseppe Giacomelli ed altri 18 ostaggi, ricordati dalle foto in un breve percorso tra il verde. L’eccidio è rievocato anche nel nuovo portale bronzeo del tempio, opera dello scultore Romeo Sandrin, del luogo.

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