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Piazzola sul Brenta


Villa Camerini-Contarini sorprende il viaggiatore che giunge a Piazzola la prima volta quando, dopo aver percorso un lungo viale di magnolie, arriva all'imponente piazzale chiuso su un lato da edifici porticati, e vede la scenografica villa come meraviglioso fondale.


VILLA CONTARINI CAMERINI SIMES

Via L. Camerini, 1
Tel. 049 5590238
Fax: 049 9619182
E-mail: contar@tin.it
Web: www.villacontarini.com
note visita
Biglietti: € 5,50 € 4,50 (gruppi) € 3,50 (ragazzi 6 -14 anni)
Orario invernale festivo/feriale
nov-feb 9-12 14-17; mar e ott 9-12 14-18
Orario estivo festivo/feriale
mag-ago 9-12 15-19; apr e set 9-12 14.30-18.30
Periodo di chiusura: Lunedì
Accesso disabili: SI

Villa Camerini-Contarini sorprende il viaggiatore che giunge a Piazzola la prima volta quando, dopo aver percorso un lungo viale di magnolie, arriva all’imponente piazzale chiuso su un lato da edifici porticati, e vede la scenografica villa come meraviglioso fondale.
La villa di Piazzola, posta in fondo ad uno stradone che la collega a Padova, è al centro di un sistema microurbanistico che comprende una grande piazza semicircolare porticata, un canale raccordato a una rete di bacini e pescherie, la villa vera e propria con ali lunghe ciascuna quasi cento metri, ed infine un vastissimo parco innervato da viali, corsi d’acqua, fossati e laghi artificiali.
La villa -meglio sarebbe dire reggia- di Piazzola, resa tale sullo scorcio del XVII secolo dalla e per la magnificenza della famiglia Contarini, ospitava all’epoca per conto della Serenissima i personaggi più in vista delle case regnanti.
Alla metà del Cinquecento, e precisamente nel 1546, Paolo e Francesco Contarini fecero edificare il primo nucleo centrale della villa. Per questo nucleo centrale, poi inglobato nel grandioso ampliamento tardo seicentesco, gli studiosi hanno ripetuto il nome di Andrea Palladio.
La villa cinquecentesca subì un secolo più tardi un monumentale ampliamento voluto da Marco Contarini; fu dotata di due grandiose ali che avrebbero portato l’ampiezza della fronte a quasi duecento metri, aperte al primo piano in monumentali logge di tredici arcate, le cui fronti erano completamente ricoperte da una brulicante decorazione architettonica. Il programma di Marco Contarini non si limitò alla villa, ma investì l’intero spazio circostante e, prima di tutto, il grande piazzale al di là del canale, collegato da un apposito ponte. In questo declamatorio complesso urbano erano anche compresi due teatri (oggi scomparsi), funzionale alla grande passione di Marco Contarini; il conservatorio delle fanciulle o Loco delle Vergini, dove le orfanelle della zona venivano accolte ed educate al ricamo, alla musica e al canto; una stamperia, dove si stampavano anche i libretti delle opere musicali e degli spettacoli che si davano in Piazzola; una chiesa.
La stessa villa venne concepita come un immenso e magico “luogo teatrale”. Così il grande Salone detto delle Audizioni, che occupa due dei tre piani dell’edificio, è sovrastato dall’ampia Sala detta della Chitarra Rovesciata. Nel mezzo del pavimento della sala in questione si apre un oculo, protetto da una balaustra, che risponde al centro di volta del sottostante Salone delle Audizioni, il quale è così messo in comunicazione sonora con il vano sovrastante. E qui, nascosti alla vista degli invitati, gli elementi di un’orchestra suonavano in modo che la musica, utilizzando l’intera sala, e specialmente il soffitto ‘modellato’ come un’immensa cassa armonica, rifluisse attraverso il foro (proprio come quello di una gigantesca chitarra) e scendesse sugli ospiti stupefatti del piano inferiore. Godette di questo grandioso spettacolo anche il duca di Brunswick Ernesto Augusto, alleato dei Veneziani nella guerra contro i Turchi, allorquando nel 1685 fu ospitato nella villa di Marco Contarini.
Ma anche per Villa Contarini, come per la quasi totalità delle ville venete sopraggiunse la decadenza. Così che giunse nel 1852 in uno stato di quasi completo abbandono, nelle mani per così dire dorate di Silvestro Camerini, un esemplare modello di “self made man”. Nato nel 1777 di umile origine, orfano, analfabeta, aveva tuttavia saputo programmare con intelligenza ogni sua attività diventando proprietario di una fortuna immensa, che alla sua morte, nel 1866, lasciò in eredità al nipote Luigi erede delle sostanze e dei beni di Piazzola.
Luigi Camerini nacque nel 1819 ad Argenta (FE), rimasto orfano in giovanissima età venne allevato dallo zio Silvestro. Di carattere inquieto e portato alle esperienze letterarie, fu mandato dallo zio a dirigere una azienda agricola nel ferrarese.
Ammalatosi rientrò a Padova, ove trovò un altro impiego e frequentò l’università come uditore.
Nel 1848 partecipò ai moti rivoluzionari, e a causa di questo fatto interruppe ogni rapporto con lo zio. I due si riconciliarono dopo diciassette anni, dopo che il nipote difese lo zio dall’accusa di austriacantismo.
A Luigi Camerini si devono molti dei lavori di restauro e di abbellimento che risollevarono le sorti della villa in abbandono. Morì nel 1885.
A Luigi successe il figlio Paolo Camerini. Nato nel 1868, si laureò in Giurisprudenza a Padova nel 1891. Appena maggiorenne assunse la direzione della proprietà peterna dando avvio ai lavori grandiosi che trasformarono totalmente la vita e le condizioni di Piazzola sul Brenta.
Dette avvio a una radicale opera di bonifica e di risanamento dei fondi e delle abitazioni. Dotò il centro di Piazzola di un piano razionale caratterizzato da una regolare maglia di strade ortogonali su cui si attestarono nuovi e moderni insediamenti industriali, cui seguirono case coloniche e insediamenti agricoli.
Le industrie comprendevano una centrale elettrica di 500 cavalli-vapore, due fornaci per laterizi, una fabbrica di acido solforico e concimi chimici, uno jutificio, una fabbrica di conserve alimentari, officine per riparazione meccaniche, una segeria, una fabbrica per zoccoli, un mulino, essicatoi per il tabacco, una latteria con caseificio, una fabbrica di ghiaccio, una filanda per la seta.

 

Il piccolo paese di Piazzola, a cavallo del XX secolo, crebbe tanto rapidamente da diventare il maggior centro industriale della Provincia di Padova. La popolazione che nel 1890 contava n. 3.500 abitanti, nel 1914 salì a oltre n. 10.000.
Paolo fece della villa una residenza straordinaria, con uno straordinario amore con mecenatismo tanto generoso quanto pesante, restaurò e trasformò l’intera struttura decorativa interna ed esterna del complesso, così che essa si presenta da allora in poi non solo come una testimonianza dell’arte barocca, ma anche come uno degli esempi più interessanti di décor eclettico ottocentesco in area veneta.
Ricordiamo a tale proposito i nomi degli artisti che lavorarono per i Camerini: pittori come Vincenzo Torti, Pietro Pajetta, Fausto Zonaro e Vittorio Tenari, e scultori quali Giovanni Dupré, Luigi Ceccon, Leonardo Bistolfi.
Seguì a questa seconda fioritura una ultima stagione di silenzio.
Nel 1969 venne acquistata da un industriale di origine veneta per essere aperta al pubblico e lasciata nel 1986 alla Fondazione Ghirardi che ne è ora proprietaria.
Attualmente la villa è stata data in concessione ad una società privata che è riuscita a rivitalizzare e dinamizzare la languente struttura con ondate di modernità american style utilizzandola per auditorium, sale per conferenze, cantinette per degustazione di vini tipici, servizio ristorante per colazioni di lavoro, inserendola in un circuito scientifico e culturale di attualità, con un programma annuale di simposi, riunioni mediche e di incontri culturali (oltre venti ogni anno), di esposizioni d’arte e di concerti ad alto livello.
Molto articolata la struttura interna della villa, con 25 sale. Salita la scalinata del corpo centrale si accede al vestibolo, che introduce nella Sala delle Audizioni, cinta a mezza altezza da ballatoio e comunicante con la sovrastante sala della Musica.
Ai due lati del vestibolo, delle loggette coperte danno accesso alle ali barocche: in quella di destra si aprono in successione sale decorate da affreschi del secondo ‘800 e altri riferibili a Michele Primon (1684 circa); nell’ala a sinistra si trova la scala dei Giganti, con affreschi di Vincenzo Torti. Al piano superiore si apre la Sala della Musica, detta della “chitarra rovesciata” per la forma, dove su quattro balconate stavano i suonatori: le onde sonore, riperquotendosi su appositi assiti obliqui e fessure praticate nel soffitto, scendevano ben distinte nella sottostante Sala delle Audizioni per l’apertura ottagonale nel mezzo.
L’interno restaurato della villa conserva un enorme partimonio artistico: la Collezione di mappe e disegni, ove quelle esposte sono solo una piccola parte di una più numerosa raccolta (circa 400) conservate nell’archivio storico della villa; la Biblioteca; la Galleria lapidaria, con iscrizioni greche e romane, soprattutto funerarie, provenienti dalla Grecia e dalla Dalmazia, le splendide sale con gli stucchi, gli affreschi e i dipinti (tra i quali quelli del Pajetta e dello Zonaro, eseguiti prima della sua partenza per Costantinopoli).
Sono da ricordare ancora la caratteristica Sala delle Conchiglie e l’ala della villa dedicata al Museo di etnomedicina A. Scarpa che contiene oggetti e immagini, spesso folcloristici, di droghe e pratiche mediche di tutto il mondo.
Dietro la villa si stende un grandioso parco, esteso per oltre 40 ettari, che comprende piante esotiche, peschiere (nel secolo XVII impiegate per spettacoli nautici) e un laghetto con un’isoletta, sulla quale sorge la statua di bronzo rafigurante il Cristo delle acque di Leonardo Bistolfi. Diamo ancora solo citazione del Monumento del duca Camerini (1777-1866) di Giovanni Duprè, della Sala degli Specchi, della Gipsoteca.
Visita: ore 9:00 – 12:00 e ore 14:30 – 18:00
(in estate fino alle 19:00); chiuso il lunedì.

 


VILLA SAVONAROLA TRIESTE (Loc. Vaccarino)

Strada Statale Valsugana
Piazzola sul Brenta, fraz. Vaccarino
note visita:
Visitabile il giardino in occasione di rappresentazioni teatrali

Quasi di fronte alla chiesa, al di là della strada, si trova l’interessante Villa Trieste, già Savonarola, eretta nella metà del XVII secolo ad opera di Gaetano Savonarola, la villa e le proprietà di Vaccarino vennero cedute nel 1808 alla famiglia Trieste di Padova, i quali affidarono, intorno alla prima metà dell’800, all’architetto Giuseppe Jappelli (lo stesso del Caffé Pedrocchi di Padova) l’ideazione e la realizzazione del Grande Parco Romantico, dove nel periodo estivo hanno luogo rappresentazioni teatrali.

VILLA “LA COLOMBINA” (Loc. Isola Mantenga)

Via Colombina
Località
Piazzola sul Brenta, fraz. Isola Mantegna
Tel. 049 5598449
note visita:
visita su appuntamento

Villa a pianta rettangolare costruita attorno alla fine del Cinquecento come residenza estiva dei nobili Bragadin. Sorge lungo la via principale della località; oggi è impiegata come edificio rurale. Oltre alla villa, il complesso è costituito anche da una torre colombara con cornici marcapiano delineate da archetti pensili.

 

VILLA CONTARINI PACCAGNELLA (loc. Presina) privata

Villa Contarini Paccagnella risale al Cinquecento e rappresenta un tipico esempio di Villa Veneta. Venne innalzata dal ramo cadetto di una delle più illustri famiglie veneziane, quella di Giacomo Contarini che, per costruire questa sua dimora, prosciugò gran parte delle sue finanze e non riuscì a completarla. La dimora, scenograficamente posta a lato di un canale un tempo navigabile, passò quindi ai Da Ponte e poi ai Camerini e infine ai Paccagnella.
L’architettura della Villa di Presina appare analoga a molte altre del Palladio, anzi la più essenziale nella sua struttura. Si ritiene sia stata costruita intorno al 1560, epoca in cui il lapicida Girolamo di Antonio da Palazzolo, ex collaboratore del Palladio, lavorava nella vicina Villa Contarini di Piazzola.

 

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