1172
             

Camposampiero


Sant'Antonio sostò a Camposampiero poche settimane, le ultime della sua vita terrena. Queste bastarono per dar lustro a questa cittadina ricca di verde e di silenzio e per dare origine ad alcune testimonianze che ancora oggi vivono nei due santuari detti giustamente: "Sacri luoghi antoniani".


SANTUARIO ANTONIANO DEL NOCE

I LUOGHI ANTONIANI

Sant’Antonio sostò a Camposampiero poche settimane, le ultime della sua vita terrena. Queste bastarono per dar lustro a questa cittadina ricca di verde e di silenzio e per dare origine ad alcune testimonianze che ancora oggi vivono nei due santuari detti giustamente: “Sacri luoghi antoniani”.
I Santuari Antoniani, oasi di spiritualità, arte e raccoglimento costituiscono, senza dubbio, la principale attrattiva turistica di Camposampiero. Sono migliaia ogni anno i pellegrini qui attirati principalmente dalla devozione a Sant’Antonio, ma anche dall’atmosfera di pace che emana dal luogo, dalle ricche testimonianze di fede, di religiosità e da quella gemma preziosa che è la chiesetta del Noce, uno dei santuari artisticamente e culturalmente più interessanti del territorio provinciale ed insieme il segno più significativo della presenza di Antonio a Camposampiero.
Il complesso architettonico dei santuari si compone dell’oratorio del Noce, della chiesa di San Giovanni Battista e del convento dei Frati Minori.

Santuario del Noce

Tel. 049.9315711
Visitabile tutti i giorni dalle 7.30 alle 12 e dalle 15 alle 18.

Il Santuario del Noce, risalente alla prima metà del sec XV. venne edificato sul luogo dove sorgeva l’albero di noce dal quale il Santo predicava alle umili genti di campagna. E’ uno dei santuari artisticamente più interessanti della provincia di Padova. Ampliato in tre momenti successivi, venne arricchito nella seconda metà del sec. XV da un ciclo di affreschi di Girolamo Tessari, detto Del Santo, che raffigura i più importanti miracoli di Sant’Antonio, di alcuni dei quali costituisce l’unica testimonianza iconografica. Pregevole all’interno anche la pala di Bonifacio De Pitati (1533), collocata nell’abside e raffigurante il Santo che predica dal noce.


CHIESA DI SAN GIOVAN
NI

Visitabile tutti i giorni dalle 7.30 alle 12 e dalle 15 alle 18.

La primitiva chiesa di San Giovanni sorse in epoca antecedente al castello, come dimostra la sua collocazione al di fuori delle mura originarie. Solo in seguito divenne cappella dei Castellani, i conti di Camposampiero. E’ assai probabile che sia stato lo stesso Tiso IV a chiamare a Camposampiero i frati francescani e ad affidare loro la chiesa, attorno la quale si formò il convento. Qui sostò Sant’Antonio quasi ininterrottamente, nell’ultimo mese della sua vita terrena, fino alla morte sopraggiunta all’Arcella il 13 giugno 1231. Nel secolo successivo, chiesa e convento soffrirono delle aspre lotte tra Carraresi ed i Camposampiero per il possesso del castello. A causa delle continue ostilità i francescani furono costretti ad emigrare. La rinascita di quei luoghi così ricchi di memorie antoniane, si deve a Gregorio Camposampiero che, tra il 1426 e il 1431 (quindi già in epoca di dominio veneziano), fece ricostruire, ampliandone le dimensioni, sia il convento sia la chiesa. Quest’ultima era a navata unica, in stile gotico con tendenze rinascimentali. Nel XVII secolo, obbedendo al gusto barocco, furono apportate nuove modifiche con l’aggiunta di una navata, di nuovi altari e di alcune cappelle. Nel 1767, la Repubblica di Venezia soppresse il convento che venne quindi abbandonato dai frati. Chiesa e convento passarono nuovamente sotto l’egida dei conti di Camposampiero ma, in breve tempo, caddero in rovina tanto che, nel 1798, l’intero complesso eccetto il coro e parte della navata principale, preservate per la necessità del culto fu demolito. Nel 1854, la famiglia Allegri, subentrata ai Camposampiero nel possesso dei santuari, cedette gratuitamente al Municipio di Camposampiero i diritti di proprietà sul convento, la chiesa di San Giovanni e l’oratorio del noce. Nel 1895, i frati francescani fecero ritorno al loro antico convento e fecero erigere la chiesa attuale, di struttura inponente, che fu inaugurata nel 1909. Interessante, all’interno, la cella della Visione, recentemente restaurata, facente parte della prima chiesa, i cui resti sono visibili all’entrata, protetti da un vetro. Si narra che qui Antonio ebbe la visione di Gesù Bambino. Essa è impreziosita dalla tavola che, secondo la tradizione, venne utilizzata da Sant’Antonio quale giaciglio. Andrea Vivarini, fondatore della scuola pittorica di Murano, fiorente verso la metà del XV secolo, vi ha ritratto l’effige del grande Taumaturgo. Nel corso dei secoli la tavola, oggetto di continua venerazione, ha subito menomazioni, a causa della devozione popolare che è venuta tagliuzzandola per ricavarne delle reliquie.

VILLA QUERINI
(biblioteca)

Via Cordenons, 17

La villa è visitabile.
Tel: 049 9300255 (biblioteca di Camposampiero, Sig. Tognato)

Fax: 0444 316846

Web: www.villaquerini.com

Info:Presso la villa si tengono esposizioni d’arte nei giorni feriali dalle 15 alle 19.30 e Sabato e festivi  dalle ore 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19.300. Per info 0444 303178.

La tradizione e le fonti bibliografiche individuano nella nobile famiglia veneziana dei Bernardo i costruttori ed i primi proprietari della villa, tipico esempio della casa padronale, monumento tra i più importanti di Camposampiero, risalente alla fine del Cinquecento. Per gran parte del XII sec. è la famiglia patrizia dei Milani ad essere proprietaria dell’edificio, finchè, nel 1698, Giovan Battista Milani la lascia in eredità al Pio Ospedale degli Incurabili di Venezia. Passò in seguito ai Civran (1703), ai Castelli (1704), ed ai Querini (1786), con il nome dei quali è tuttora conosciuta. Attualmente appartiene al Comune di Camposampiero e viene utilizzata come sede per esposizioni e convegni. La villa si trova in via Cordenons, in posizione assai felice, lungo il corso del Muson Vecchio, vicina al centro storico e già al limite della campagna. Il piano terreno si compone di un salone centrale, adibito originariamente a soggiorno-zona pranzo, e di quattro saloni laterali che fungevano da cucina, ripostiglio e sale di servizio. Il piano superiore risulta costituito da un’ampia sala centrale, con ai lati quattro camere, originariamente da letto, per i proprietari e la servitù. Nella soffitta, infine, oltre a due camerini, vi è l’ampio granaio che richiama la destinazione anche agricola della dimora. Notevoli all’interno i pavimenti alla veneziana e i solai con travature a vista, decorati a mano.

Attualmente la villa, dopo essere stata acquistata dal Comune che ne ha curato il recente restauro, ospita l’Ufficio Informazioni Turistiche.

Villa Campello
(Sede Pro loco)

Visitabile su richiesta presso la biblioteca 049.9300255 dott. Tognato

Dimora ottocentesca con barchessa e brolo è collocata vicino al centro storico in una zona pienamente integrata nell’attuale tessuto urbano. Ben diverso doveva essere l’ambiente, tipicamente agreste, all’interno del quale sorge la villa. Quel paesaggio è ancor oggi riconoscibile, appena al di là del ponte detto “alle bocche”, ed è rimasto per altro inalterato fino a circa trent’anni fa, con l’inizio delle nuove lottizzazioni residenziali. La villa, di struttura imponente, è caratterizzata all’esterno da un avancorpo dallo stile sobrio, risalente ai primi dell’Ottocento, su cui si inseriscono, quale unico motivo decorativo, i balaustri in ghisa delle finestre e dei balconi. Altro elemento di rilievo è senz’altro la barchessa, fatta costruire verso la seconda metà del secolo scorso, che oltre ad una funzione estetica di derivazione palladiana, possiede una evidente utilità pratica collegata alla produzione agricola. All’interno dell’edificio, come in molte ville venete coeve, gli spazi si articolano in un ampio salone centrale di ricevimento con le stanze disposte ai lati. Notevole l’ampio giardino in stile romantico, adibito a parco pubblico: un polmone verde in pieno centro storico. Villa Campello ospita la Biblioteca Comunale, oltre a numerose associazioni cittadine.

Palazzo Tiso
(municipio)

Visitabile su richiesta presso la biblioteca 049.9300255 dott. Tognato

Palazzo Tiso, attualmente sede municipale, costituiva originariamente la rocca, dimora dei feudatari e parte integrante di un castello medioevale dotato di un potente sistema fortificato. Esso rispondeva alla necessità di difesa in un territorio pianeggiante, privo di protezioni naturali. Era attrezzato con porte munite di torri, circondato da una cintura di fossa ricavata dallo sdoppiamento del fiume Vendura e reso più sicuro da argini, ponti levatoi, catene di sbarramento e mura. Il recinto interno, avente forma di quadrato con gli angoli smussati, comprendeva, oltre alla rocca, il campo di marte, depositi, caserme e poche abitazioni. Tale disposizione richiamava quella di Noale, di poco posteriore, e si può quindi considerare che questa fosse la struttura di numerosi castelli del territorio, di cui ora rimangono tracce incerte. Il castello. Secondo quanto accreditato dalla maggior parte degli storici, venne edificato intorno al 1085 ( tesi accettata dal Ministero della P.I.) da Tiso II e Gherardo I , appartenenti alla famiglia di feudatari il cui capostipite, Tiso I , era giunto in Italia all’inizio dell’undicesimo secolo al seguito dell’imperatore tedesco Enrico II , dal quale aveva ricevuto l’investitura.La storia di Camposampiero si identificò da allora , per alcuni secoli con quella dei suoi feudatari, che da essa avevano mutuato il nome. Erano costoro famiglia guelfa, ricordata dai cronisti dell’epoca come quarta per importanza nella Marca Trevigiana dopo i Da Camino, gli Estensi e i Da Romano. Le sanguinose lotte tra i Camposampiero e questi ultimi – in particolare il più famoso di essi Ezzelino – originate da futili motivi e rinfocolate da conflitti di potere e contrapposizioni Guelfi – Ghibellini, sparsero lutti per oltre un secolo in tutta la Marca. Quando nel 1405 il castello fu sottomesso a Venezia, la Serenissima ne mantenne le funzioni militari di difesa ed assegnò a Camposampiero un Vicario veneziano per sottolinearne l’importanza da un punto di vista strategico. Venne quindi creata una podesteria comprendente un territorio esteso a 33 ville. La relativa tranquillità di cui godette Camposampiero sotto lo sguardo vigile e fiero del leone di San Marco, venne turbata allorché, nel 1513, il castello fu assalito dalle truppe spagnole, nel quadro degli eventi bellici innescati dalla guerra di Cambrai.Sembra destituita di fondamento l’opinione secondo cui, a questa circostanza, si debba far risalire la rovina del castello. L’episodio fu certamente grave, ma la struttura muraria non dovette esserne intaccata in maniera determinante. Probabilmente in quell’occasione, com’era successo a Noale, bruciarono tutti i manufatti in legno, ma non furono distrutti i sistemi difensivi. E’ certo invece che da allora iniziò un certo declino del castello, le cui strutture vennero addirittura utilizzate come cava per materiali da costruzione, fino alla distruzione, pressoché completa nel Settecento. Analogo destino toccò alle mura, l’ultimo tratto delle quali venne demolito nel 1841. Il lento ma impietoso fluire del tempo e le mutevoli vicende storiche hanno apportato nel corso dei secoli modifiche sostanziali all’aspetto del palazzo Tiso, fino a fargli assumere quello attuale: semplice e severo.
La facciata del municipio si presenta suddivisa in due zone distinte:
– quella inferiore, caratterizzata dalla riproduzione di lastroni di pietra di un caldo tono dorato ed impreziosita da un motivo decorativo a cuspide, sopra le finestre del pianterreno;
– quella superiore, scandita da ampie aperture e luministicamente vibrante grazie all’utilizzo di pietre intonacate.
L’edificio presenta a completamento della facciata una serie di archetti pensili acuti, sormontati da un coronamento risalente all’inizio di questo secolo che imita la merlatura medioevale, seppur con qualche tendenza arabeggiante nel traforo che l’alleggerisce.

Torre Civica


Visitabile su richiesta presso la biblioteca 049.9300255 dott. Tognato

L’eco degli importanti avvenimenti di cui Palazzo Tiso fu testimone nei secoli passati risuona ancora distinto soprattutto nella torre civica che svetta al suo fianco. Proprio la torre, originale nella parte inferiore e modificata alla sommità, ci riporta col suo aspetto austero al periodo medioevale nel quale venne edificato l’intero sistema difensivo. Essa è alta 32 metri ed ha una pianta quadrata leggermente irregolare ( m. 6.00 x 6,50). Oltre a mattoni d’argilla, per la sua costruzione venne utilizzato abbondante materiale di ripiego. Una moderna scala in legno da accesso ai piani alti, caratterizzati da solai, pure in legno. La parte superiore, adattata per ordine del podestà veneto di Camposampiero Giacomo Salomone, intorno al 1600, presenta all’esterno, l su ciascun lato, due ordini di finestre ad arco ed all’interno una volta in cotto con mattoni a coltello, recentemente coperta con strato cementizio. La bella campana bronzea, risalente al 1556 ora sostituita da una copia, è conservata e visibile all’interno di Palazzo Tiso. Da notare, all’esterno della torre sul lato sud, una meridiana policroma con scritta latina, due stemmi d’epoca veneziana e, quasi alla sommità, un dipinto di buona fattura, raffigurante una Madonna con Bambino, recentemente ristrutturata.

Torre dell’Orologio

Ha pianta quadrata, di circa metri 6.50 di lato ed altezza intorno ai 24 metri. E’ interamente costruita in mattoni di cotto, senza utilizzo di pietra e sasso. Le murature hanno spessore di poco meno di un metro alla base, per degradare fino a 50 cm alla sommità. Lo spazio interno risulta suddiviso da solai di travi e tavolati di legno. Il piano interno si apre sulla via ed è attualmente utilizzato per una attività commerciale.Da questo vano, per mezzo di una scala in legno si accede ai pani superiori. L’intero perimetro, alla quota di 15 metri è interessato da una serie continua di aperture ad arco murate. Si può ipotizzare che la torre si concludesse in origine poco sopra questo ordine di aperture. Relativamente recente è certamente l’ulteriore elevazione con la parte terminale formata in ghisa di cella campanaria, aperta sui quattro lati, bifore arcate di uguale forma e dimensione, ora parzialmente tamponate. Il tetto ha la struttura di legno, con manto di coppi ed è composto di quattro falde di cui quella sud è dotata di abbaino. Databile intorno al 1450 è la campana bronzea. Al 1926, risale invece il bassorilievo rappresentante il leone di San Marco, opera dello scultore A. Pennello, che sostituisce quello antico, distrutto dai francesi nel 1797. Vale infine la pena di ricordare che, quasi a voler a voler gettare un ponte ideale tra il presente ed il proprio ricco passato, il Consiglio Comunale ha di recente approvato l’adesione di Camposampiero all’Associazione Città Murate del Veneto, patrocinata dalla Regione per la tutela e la salvaguardia dei resti delle fortificazioni medievali.

CHIESA S. MARCO

Visitabile. Per informazioni chiedere alla Parrocchia 049.5790058

Conserva tele di pregevole fattura.

Share




85 q 0,320 sec