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Baone


Villa Beatrice, che sorge sul Monte Gemola, porta il nome di una Santa, la Beata Beatrice, qui vissuta tra il 1221 e il 1226.


MUSEO NATURLISTICO VILLA BEATRICE

Tel. 0429.601177villabeatrice
orari
dal 01.04 al 31.10:
sab. 15 – 19, dom. e festivi 10 – 13, 14 – 19
dal 01.11 al 31.03:
sab. 14 – 18, dom. e festivi 9 – 13, 14 – 18
chiuso lun., 25.12, 1.01, Pasqua

Parco sempre aperto
visite guidate e per comitive in altri giorni su prenotazione tel. 0429.784589 – 0429.21530
ingresso € 2,60 – € 1,10.

Web: www.comune.baone.pd.it

Villa Beatrice, che sorge sul Monte Gemola, porta il nome di una Santa, la Beata Beatrice, qui vissuta tra il 1221 e il 1226.
Sul posto dell’attuale villa sorgeva allora un piccolo cenobio, in precedenza abitato da eremiti, come tanti altri sparsi durante il medioevo nella solitudine degli Euganei.
Beatrice discendeva dall’illustre casata degli Estensi, i quali, prima di trasferirsi a Ferrara, avevano signoria su Este e su parte del territorio padovano.
Beatrice prese i voti inizialmente nel piccolo monastero di Santa Margherita di Salarola, tra Monte Cero e Monte Castello: dopo circa un anno e mezzo nel 1221, si trasferì sul Gemola riadattando i resti di un primitivo convento con grande fervore religioso, fino a che la tisi non la portò alla morte nel 1226.
La fama della sua santità si sparse rapidamente nella regione e il monastero fu oggetto, per tutto il Duecento, di generose offerte e lasciti: non solo i marchesi d’Este, ma anche popolani e contadini. Essi intendevano propiziarsi grazie per la vita ultraterrena, com’era allora consuetudine.
Nel 1576 le religiose del monastero del Gemola vennero trasferite a Padova e le spoglie di Beatrice traslate nella Chiesa di Santa Sofia. Dopo un periodo di abbandono – di cui non si hanno notizie storiche – il convento nel 1657 risulta di proprietà di un mercante veneziano (Francesco Ruberto). A tale epoca risale la trasformazione del monastero in villa, sistemazione in seguito non più modificata, tranne per l’antica area cimiteriale, in gran parte sconvolta all’inizio del secolo attuale a seguito della costruzione di una barchessa.
Il restauro del monumento promosso da Enti Pubblici negli anni ’70 e ’80 è stato preceduto da accurate ricerche che consentono oggi di intravvedere, all’interno della villa, tracce dell’antico monastero.
Sotto il piazzale antistante – un tempo ripartito in due chiostri – esiste tuttora l’antica pavimentazione in trachite.
Nella barchessa sono visibili parte del pavimento della chiesa primitiva, alcune tombe e la soglia d’ingresso dell’antico monastero.
Alcuni locali al piano della Villa sono stati destinati alla sezione naturalistica del Museo provinciale. In questa sede vengono delineati gli aspetti vegetazionali e faunistici del territorio e della circostante pianura.
La mostra comprende una ricca documentazione fotografica sulla flora, sulla fauna e gli ambienti; parecchi saggi di erbario ed altri reperti vegetali nonché la gran parte degli animali presenti nel territorio, rappresentati da esemplari naturalizzati e conservati in liquido.
La sezione museale naturalistica di Villa Beatrice e del vicino Museo geopaleontologico di Cava Bomba illustrano esaurientemente tutti gli aspetti naturalistici del territorio padovano.


VILLA MANTUA BENAVIDES

villamantuabenavides

orari di apertura
Orario estivo:
sabato e domenica dalle 16:00 alle 19:00
domenica anche dalle 10:00 alle 12:00
Orario invernale:
sabato e domenica dalle 15:00 alle 18:00
domenica anche dalle 10:00 alle 12:00
ingresso libero

Web: www.comune.baone.pd.it

Marco Mantua Benavides (1489-1582) traeva origine da famiglia spagnola trasferitasi a Mantova (da cui prese il nome “Mantua”) poi a Padova dove fu iscritta tra le famiglie più nobili e più ricche nella mercatura della lana. Marco ne è il personaggio più illustre. Infatti nella chiesa degli Eremitani in Padova si ammira il grandioso mausoleo che egli stesso, ancora vivente, si fece costruire nel 1546. L’ epigrafe posta sulla tomba e i molti elogi scritti su di lui lo celebrano giureconsulto tra i più illustri del suo tempo, letterato ed umanista coltissimo, e uomo tra i più eminenti e prestigiosi della nobiltà padovana del ‘5OO.

La lettura della novella “L’Heremita” di Marco Mantua Benavides, pubblicata nel 1521, ci porta nel cuore dei Colli Euganei dove egli possedeva una “abbondevole e fruttifera vignetta” con casa rustica. Egli la descrive come “desiato luogo” per serenità e bellezza per riposarsi dalle gravose fatiche dell’insegnamento nell’Università. Su questo rustico posto su un terrapieno addossato alla strada che porta alla chiesa di Valle San Giorgio, gli storici veneti, Brunelli e Callegari, sostengono che gli eredi dei Mantova, verso la fine del ‘500 abbiano voluto progettare ed erigere la loro villa sui Colli, degna del loro illustre casato.
I Mantua Benavides villeggiarono nella loro Villa nei secoli XVII e XVIII disponibile per il loro casato e per gli ospiti che vi ricevevano generosa accoglienza. Ivi trovarono alloggio i vescovi in visita alla parrocchia con il loro seguito: nel 1747 il Cardinale Rezzonico (poi Papa Clemente XIII) e il Vescovo Giustiniani che, estintasi nel 1762 la casa dei Mantua, ottenne in affitto la Villa come casa canonica. Da allora le sorti della Villa si legarono per sempre alla Parrocchia.
Ai primi dell’800, dopo varie peripezie, il Comune di Baone acquistò Villa Mantua Benavides.
Perduta la sua nobile ed aristocratica destinazione, la Villa subì l’inevitabile degrado causato sia dal tempo che dal lungo uso pubblico a cui era stata adibita. Fu redatto un progetto nel 1941 senza esito. Nel 1964 con mezzi dell’Ente Ville Venete venne attuata una sistemazione e revisione del piano nobile dando alla Villa un po’ di quel lustro che aveva perduto per il tempo e l’incuria.
Nel 1994 con fondi finalizzati della Comunità Europea, dello Stato Italiano e del Comune di Baone iniziò il restauro, completato nel 1996.

 

PARCO DELLE GINESTRE

 

Info: Il parco è servito di appositi parcheggi gratuiti per auto e pullman.
Il parco è aperto tutto l’ anno dalle ore 9.00 fino al tramonto.
L’ accesso è libero e gratuito per tutti.

 

Web: www.comune.baone.pd.it

 

Posto su un breve declivio che digrada dolcemente verso la Strada Provinciale ed il canale Bisatto lato della Parrocchiale di Rivadolmo, il Parco comunale delle Ginestre si estende per oltre due ettari e mezzo sull’area occupata fino a un triennio fa da una cava di calcare per la produzione di calce e cemento. La zona di Rivadolmo è interessata decisamente da un clima mite di tipo Submediterraneo che la fa rientrare tra le aree climatiche più agevoli dei Colli Euganei. Una boschetta,  ombrosa d’estate e variamente colorata in autunno, occupa la zona meridionale del Parco: in essa troviamo acero campestre, acero riccio, orniello, olmo, bagolaro,pino nerocedro dell’Atlante, che creano un ambiente particolarmente raccolto e suggestivo. La breve altura che chiude il Parco verso occidente ospita, assieme all’asparago pungente, specie rustiche di tipo infestante come l’ailanto, originario del Giappone e la robinia proveniente dai monti Appalachi dall’America settentrionale. La fauna locale annovera tra gli uccelli la variopinta ghiandaia, dal rauco verso d’allarme, ed il fagiano che spesso fa sentire il suo roco richiamo nascosto tra le siepi presso i coltivi.
Nelle giornate estive, è possibile osservare l’upupa che si posa sui vialetti mentre il rigogolo dal vivace piumaggio giallo-nero fischia il suo forte richiamo; più in alto, sopra il ripiano della cava, si può ammirare il volo veleggiato di una coppia di poiane.
In inverno tra i rami spogli dei biancospini possiamo incontrare il paffuto pettirosso e il confidente scricciolo.
Nei dintorni non mancano i mammiferi più frequenti della campagna e della collina, anche se è ben difficile sorprenderli di giorno. Sono il riccio, la volpe, la donnola, la faina, e più verso il monte il tasso. Il ghiro e il simpatico moscardinosi muovono verso sera tra i rami dei noccioli e del biancospino. Gli anfibi sono presenti con la rana rossa ed il rospo smeraldino dalla livrea a macchie verde intenso su sfondo chiaro.

 

MOSTRA DELLE FARFALLE

 

Sede della mostra: Villa Mantua Benavides ( valle San Giorgio, Baone)

La mostra fotografica “Le farfalle dei Colli Euganei”, allestita presso villa Mantua Benavides (Valle San Giorgio, comune di Baone) vuole documentare la diversità e la ricchezza delle specie di farfalle presenti nei colli Euganei e raccontare alcune delle loro storie, fare apprezzare la bellezza di queste minute creature che sono apparse sulla terra molto prima di noi e che speriamo continuino ad accompagnarci nel nostro futuro. Il Centro di Documentazione Ambientale di Villa Mantua Benavides si arricchisce di una mostra permanente di grande valore naturalistico e di grande pregio scientifico e fotografico, che certamente costituisce una ulteriore qualificazione dell’offerta turistica dell’area dei Colli Euganei.
La mostra fotografica sulle farfalle dei Colli Euganei è infatti l’unica esistente e si colloca in un disegno di conoscenza e divulgazione del nostro patrimonio naturalistico che abbiamo sempre portato avanti e che è una delle ragioni d’esistenza del Centro di Documentazione Ambientale di Valle San Giorgio.
Una raccolta fotografica caratteristica dell’ambiente dei Colli, ricco di vegetazione, di fiori e di colori, colori che molte volte hanno le ali delle farfalle.
Pensiamo che questa mostra, sia per l’aspetto della ricerca, sia per l’indubbia bellezza costituirà un’attrattiva di notevole portata per i visitatori dei Colli Euganei sempre più numerosi e sempre più attenti.

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